Category: Bibbia

QUESTIONE DI LIMITI

Hai mai notato da quanti limiti siamo circondati? Limiti di velocità, di carico, di portata, di età, deviazioni obbligatorie, divieti di sosta, richiesta minima di requisiti, titoli di studio, dimostrazioni di esperienza, osservazioni di regole ecc.

In ogni contesto, il più delle volte, una limitazione ha la sua ragion d’essere, certo, ma è sempre vero?

Voglio dire, ci sono casi in cui, per evitare qualcosa di peggio, bisogna oltrepassare la linea di demarcazione.

Per esempio, stiamo percorrendo un tratto di corsia stradale delimitata dalla doppia linea bianca continua alla nostra sinistra. Il segnale è chiaro e inequivocabile: non invadere l’altra carreggiata. Supponiamo che procedendo, ad un certo punto, ci troviamo un ostacolo alla nostra destra: due ragazzini caduti dalle biciclette e stesi a terra. Che si fa?

Lo spazio per frenare è insufficiente. Li travolgiamo per non sconfinare la delimitazione della doppia riga, ed essere così ligi al codice della strada, oppure invadiamo l’altra carreggiata per lo stretto necessario per evitare sia di investire i ragazzini, sia la collisione con un’eventuale vettura che arriva dal lato opposto? E’ una questione di istanti.

E’ una questione di istinto.

Sicuramente sceglieremo la seconda ipotesi. Però così facendo abbiamo commesso un’infrazione.

Ovviamente, dal punto di vista delle priorità e del buon senso, il cercare di scansare i malcapitati è l’azione più logica da effettuare, ma eticamente sei nei guai. E se nel fare questa manovra sfreghi un’auto che proviene normalmente dalla carreggiata opposta? Capisci che la cosa si complica.

Adesso non voglio certo entrare nel merito dell’esempio in sé, anche perché si spera, nell’eventualità, di essere così fortunati di salvare capra e cavoli, e superare l’ostacolo senza incidenti.

Alla fine della fola, comunque il codice della strada ha sempre ragione in quanto ti dice che comunque sia, la tua andatura ti deve consentire di avere il tempo e spazio utile per evitare un ipotetico ostacolo, quindi di fermarti senza fare danni né a destra, né a sinistra e restare dentro la delimitazione della tua corsia.

Non è semplice!

Se ogni volta che ti metti al volante pensi a tutte le controversie che si potrebbero verificare, … rinunceresti all’auto e prenderesti il bus o un taxi: almeno ti risparmieresti tutte le responsabilità del caso!

E allora? Che senso avrebbe prendere la patente, comprarsi la macchina? Vedi come sia tutto relativo? L’unica cosa che ci permette di andare oltre è la nostra propensione al rischio.

C’è chi lo chiama “libero arbitrio”.

Chiamalo come ti pare, tanto la sostanza non cambia.                                              Di fatto, ciò che conta, è la misura con cui ti metti in discussione, e qui credo non ci sia limite che tenga: o ci provi o non ci provi.

Non esiste una via di mezzo, un compromesso: la verità nasce sempre da un paradosso!

C’è il bianco perché c’è il nero, la luce perché c’è il buio, il giorno perché c’è la notte. Ciò non ostante né i primi, né i secondi sono “buoni” o “cattivi”, “giusti” o “sbagliati” in sé,sono tutto e niente nello stesso tempo perché gli uni senza gli altri non avrebbero ragione di esistere.

Se si riduce tutto a quest’ottica, vedi come tutto diventa relativo? E allora??Perché tendiamo sempre a complicarci la vita? Perché continuiamo a far girare le nostre rotelline cerebrali, imponendoci limiti su limiti su questioni di rilevanza zero?

Torniamo sempre al unto di partenza, e come è scritto più volte nella Bibbia, “Nel principio non era così”. Abbiamo perso di vista l’obiettivo principale e cioè il VIVERE BENE il che vuol dire in armonia con noi stessi e con ciò che ci circonda… a che punto siamo? Stiamo veramente vivendo alla grande? SIAMO CONSAPEVOLI DEL FATTO CHE STIAMO VIVENDO UN’ESPERIENZA UNICA? O piuttosto non stiamo SOPRAVVIVENDO alla meno peggio in sintonia con ciò che siamo e con ciò che ci circonda?

Credimi, non voglio essere disfattista, ANZI, è proprio il contrario. Vorrei riuscire a catturare la tua attenzione perché tu potessi cercare di vedere la vita da un altra ottica. Ti rendi conto che ci siamo costruiti una realtà artificiale in cui stiamo rinnegando noi stessi, dove conta più l’”apparire” che l’”essere”? Che ci siamo creati un sacco di esigenze fittizie solo perché abbiamo paura di guardarci dentro? E lo sai perché? PERCHE’ CIO’ CHE NON CONOSCIAMO CI SPAVENTA e allora preferiamo fuggire, nasconderci dietro una forma compatta di sabbia bagnata, che una volta in balia del sole e del vento si asciuga e si disperde intorbidendo l’aria circostante a tal punto da non riuscire a vedere più niente. Da qui alla confusione, allo smarrimento, alla depressione il passo è davvero breve.

Metti la ragione al servizio dell’istinto, come nel caso dell’ostacolo descritto più sopra, e vedrai che smetterai di nasconderti, di fuggire e comincerai ad essere presente a te stesso, a parlare con te, a conoscerti, a stupirti di quante risorse ha il tuo fisico per affrontare ogni situazione e sbriciolare qualsiasi limite ti venga opposto.

Ricordati: le cose si imparano solo facendole, non ci sono scorciatoie o sconti e non c’è qualcuno che possa fare al posto tuo. Svegliamoci, riprendiamo il controllo di noi stessi nel lasciarci andare alla scoperta di come siamo fatti, delle infinite e poliedriche risorse che neppure sospettiamo di possedere.

E’ come se andassimo a mendicare pur avendo la casa piena di ricchezze, non per avidità o grettezza, ma per ignoranza e stupidità!

AMA IL PROSSIMO TUO COME TE STESSO

specchioLa Bibbia riporta che questo è uno dei primi comandamenti della legge che Dio ha scolpito sulle tavole del Sinai in presenza di Mosè per il suo popolo.

La prima cosa che mi viene in mente è che quando viene dato un ordine, è perché di solito quella richiesta, fino a quel momento, o è stata disattesa o viene soddisfatta solo a volte. In definitiva un ordine ha significato là dove quella imposizione non è naturale, automatica per un individuo.

Un ordine va eseguito e basta: non c’è posto per frasi tipo “se ne ho voglia, … se mi piace lo faccio” si ubbidisce e punto!

Supponendo di dover sottostare a questa legge, (e dico “supponendo” perché di fatto dopo la venuta di Cristo sulla terra, la legge non ha più ragione di esistere con quell’autorità con cui era stata coniata perché il decalogo è stato realizzato ed esaurito nella vita-morte -resurrezione di Gesù), da che parte si comincia a manifestare amore per gli altri?

Amando se stessi.

Forse che, indirettamente, siamo invitati ad ubbidire all’ordine di amare noi stessi?

Già questa cosa è interessante, perché vista così , pare proprio che noi non ci amiamo da soli.

Ti sembra assurdo?

Potrebbe anche essere, allora dimmi, tu ti ami? Cosa significa per te “amare te stesso?”

Amare è un verbo che esprime un sentimento e sottintende anche conoscenza. Per poter dire “amo il mare” implica tacitamente che io conosca il mare, altrimenti come potrei amarlo?e così è per ogni cosa o persona per cui nutro quel sentimento o applico quel verbo, rendo l’idea? Tutto questo, se lo trasliamo su noi stessi, vuol dire che per amarci dobbiamo per prima cosa conoscerci.

Ma cosa vuol dire “conoscerci”? Fino a che punto conosciamo noi stessi? Si certo, sappiamo sicuramente cosa ci piace e cosa no, conosciamo ciò che ci rende felici o meno, le nostre preferenze, ma andando un po’ oltre…sappiamo come funziona il nostro corpo, per esempio? Come possiamo prenderci cura del nostro corpo se non sappiamo nemmeno come funziona?

Ovviamente non voglio dire che per volerci bene dobbiamo sapere come si chiama ogni nostro muscolo o legamento, ogni singolo osso, certo che no, ma almeno sapere interpretare i messaggi che ci invia il nostro corpo, questo si.

Per farmi capire, ti porto un pezzo della mia esistenza come esempio.

C’è stato un periodo della mia vita in cui ho sofferto di mal di testa atroci, di quelli che ti attanagliano la testa giorno e notte per una settimana di fila. Il dolore era così forte che mi dava perfino la nausea, per avere un minimo di sollievo dovevo stringermi un fazzoletto attorno alla testa, che mi fasciasse la fronte e annodarmelo sulla nuca per ridurre il “tampellamento” delle vene, dovevo stare sdraiata al buio nel silenzio più assoluto: anche il più lieve rumore rimbombava nella mia testa come un gong. Anche il respirare era una tortura. Non hai idea di quante cose abbia provato per porvi fine, ma niente è servito. Così mi sono rassegnata, ho convissuto con questo problema per diversi anni e intanto il mio morale andava sempre più giù. Ero depressa, dolorante , avvilita, ogni giorno sempre un po’ più spenta fino a che un giorno, dalla mia posizione orizzontale, mi sono messa a fare la scansione della mia vita, a chiedermi perché mai stessi in quello stato senza una causa fisiologica apparente. Non so se è stata una scintilla provocata dalla collisione di alcuni neuroni che stavano scorrazzando per la mia testa all’impazzata, fatto sta che mi si è accesa la classica lampadina: non ero contenta della mia vita, nello specifico, non mi piaceva il lavoro che facevo. Lo stavo vivendo come un’imposizione, come un qualcosa di alieno. In effetti era così: avendo sposato un coltivatore diretto, era logico e consequenziale che io imparassi a mungere le mucche e ad accudirle. Ma era davvero così la storia? Mi era stato davvero imposta quella mansione o ero stata io a farmi il viaggio che se mi fossi resa utile in azienda mi sarei fatta benvolere dai miei suoceri? Cavoli! Ero stata io a decidere di imparare, mi ero lasciata sedurre dal mio bisogno di sentirmi accettata da mio suocero, di compiacere mio marito. Mi ero piegata alla logica che una persona vale per quello che fa e non per quello che è.

Caspiterina, avevo preso una cantonata micidiale, avevo fatto tutto da sola! Quel lavoro era molto duro, inoltre mi portava via un sacco di tempo, sei ore al giorno solo per la stalla, e la casa? E lavare, stirare, preparare i cibi, e i figli da seguire?? Per tutte queste cose, giuste se vogliamo, avevo sacrificato i miei sogni, le mie aspirazioni, la mia sete di sapere, di leggere di imparare. Invece di vivere la mia vita, stavo vivendo quella che avrebbero voluto gli altri. Ti rendi conto? Il mio malessere latente derivato dall’abbandono del “mio mondo” ( mi sono sposata a 18 anni e vivevo in città, frequentavo ancora la scuola secondaria) e la prospettiva di vivere per il resto della mia vita, chissà forse i prossimi 50, 60 anni, in quella realtà monocromatica senza altri sbocchi mi aveva letteralmente debilitata. Avrei voluto ribellarmi, ma mi trattenevo solo per paura di perdere mio marito e le mie due prime figlie.

LA SVOLTA

A quel punto misi su un piatto della bilancia quello che avrei potuto perdere e sull’altro quello che avrei potuto fare: il prezzo della mia “libertà” era troppo alto, non avrei avuto la forza per pagarlo. Allora feci un’altra “pesata”. Misi da una parte il lavoro che stavo facendo, e dall’altra il “pacco sorpresa”, cioè che avrei dovuto accettare di continuare quel lavoro solo per un altro periodo di tempo, fino a quando non avrei trovato il modo di aggirare l’ostacolo, trovato una soluzione.

Il solo fatto di aver cambiato atteggiamento verso una situazione che non poteva essere cambiata all’istante, ma che avrebbe potuto esserlo di lì a qualche tempo, fece entrare un po’ di luce dal fondo del tunnel.

L’aver preso coscienza che ciò che stavo vivendo era una MIA conseguenza, compresi altresì che ero sempre io a dovervi porre rimedio. IO NON POSSO CAMBIARE GLI ALTRI, MA ME STESSA SI. BASTA VOLERLO.

E’ così che i mal di testa hanno cominciato a diradarsi e diminuire di intensità fino alla loro definitiva scomparsa.

Il mio mal di testa non era fisiologico, ma psicosomatico, cioè era una richiesta di ascolto disattesa.

E più ignoravo i messaggi del mio corpo, più suonava forte il campanello di allarme; più eludevo i richiami, meno amore dimostravo a me stessa. Ho imparato anche un’altra grande lezione: mai farsi dominare e dirigere dai propri bisogni emotivi, è molto più saggio cercare di arrivare alla sorgente di tale bisogno perché molto probabilmente la sua origine è da ricercare proprio in noi stessi. Vedi, anche io, come ti ho appena raccontato, cosa ho fatto?? Volevo che mio suocero mi volesse bene come ad una figlia, avevo questo bisogno di essere ben voluta e non avevo capito che se non mi amo io per prima, come possono farlo gli altri? Se io non ero portata per fare quel lavoro, mi son fatta auto-violenza, quindi non ho mostrato amore verso me stessa non avevo capito che il bisogno primario che avevo, era di amarmi in prima persona. Non prendendo in considerazione questo fatto, mi son fatta del male da sola e non ho ottenuto l’affetto di mio suocero. Fra me e lui c’è sempre stato un muro. Solo durante l’ultimo anno della sua vita ha lasciato cadere la corazza dell’uomo duro “che non deve chiedere mai”.Ci ho messo 30 anni, ma alla fine ho centrato il mio scopo con lui, mentre le mucche le ho governate solo per 20 anni. E’ stata dura, ma la perseveranza, che non era proprio nelle mie corde, mi ha modellata, temprata e oggi conosco il mio valore, conosco i miei limiti. E a cosa serve conoscere i propri limiti se non a superarli? Ma questa è un’altra storia!

Legge dell’Attrazione -seconda parte.

Allora, hai identificato il tuo grande desiderio?Bene, ma prima di occuparcene dobbiamo fare alcune considerazioni importanti per procedere nel nostro esperimento.

Nel post precedente ti ho riportato alcuni passi biblici, ma non li ho sviscerati. Lo faccio ora. Abbiamo letto che la clausola numero uno è avere fede, cioè avere la certezza di cose che si sperano… e noi cosa speriamo?

Vorrei che a questo punto tu finissi la frase mettendoci il tuo agoniato desiderio  “Io spero di -tuo sogno-” Bene e adesso credici.

Si fa presto a dire, ma cosa significa in pratica “crederci”? La risposta è nella parafrasi del secondo passo biblico ” quando chiedete, fatelo come se già aveste ciò che desiderate, e lo riceverete” Complicato? forse un pò, ma ha un grandissimo senso logico, oltre che una grandissima lezione di come funziona il nostro cervello.

Ti farò un esempio, così ci capiamo meglio.

Supponiamo che il nostro desiderio sia quello di volerci migliorare sia come persone, sia finanziariamente. Cosa dobbiamo fare a lato pratico? “fatelo come se lo foste” Ecco la chiave. Non sorridere pensando che sia una scemata, al contrario, è scientificamente provato.

Il nostro cervello non distingue tra realtà e immaginazione. Non credi neppure a questo? E allora come mai quando guardi un film comico ridi,  piangi se è un drammatico? Non lo sai che un film è pura finzione? Quindi, se tu ti immedesimi già in quello che vuoi e ti comporti di conseguenza [ dimostrazione di ciò che si spera] non fai altro che attivare il tuo cervello in modo che realizzi il tuo desiderio. Lo so cosa stai pensando “Ma allora cosa c’entrano l’Universo, Dio e compagnia bella?” C’entrano e come se c’entrano!!!

La tua preghiera viene ascoltata sia dall’Universo, Dio ecc. e anche dal tuo cervello: i primi ti manderanno incontro le condizioni favorevoli, il tuo cervello, recepito l’ordine, si attiverà per riconoscere ciò che gli verrà inviato.

Troppo bello per essere vero?

Attenzione perché ogni medaglia ha il suo rovescio. NO, non pensare “Lo sapevo, adesso arriva la fregatura!” il fatto è che non vorrai mica stare sdraiato su un’amaca sotto le palme ad aspettare mago Merlino!!

Ciò che ti ho appena descritto, altro non è che l’applicazione della Programmazione-neuro-linguistica: tu enunci a voce  il tuo desiderio, il cervello ne prende atto, si attiva a ricevere ciò che gli viene mandato incontro e di conseguenza i tuoi progetti cambiano, come cambia il tuo modo di agire .

Se io voglio diventare una persona migliore, vuol dire che dovrò fare gesti nuovi, nuove attività, atteggiamenti che fino ad ora non ho attuato.Sei caduto dall’amaca? lo immaginavo, ti ho sconvolto! Ma ragiona: se fino ad ora ti sei comportato in X maniera e non hai realizzato il tuo desiderio, vuol dire che ciò che hai fatto non è stato il percorso giusto, o per lo meno non è stato sufficiente, quindi devi modificare, aggiungere qualcosa. Lo so, i cambiamenti sono sempre fastidiosi, ma se hai davanti chiaro ciò che vuoi, ce la fai.

Fai un piccolo esperimento. Oggi comportati come se tu fossi veramente migliore di quello che sei, più tollerante,o più disponibile, o più amabile, o più sorridente, più paziente e guarda cosa succede attorno a te, a come cambierà l’atteggiamento di chi ti sta intorno. Se qualcuno ti chiederà spiegazioni, ammetti senza remore che sei caduto dall’amaca! ;) .

Io lo so cosa ti succederà intorno e dentro di te, ma non te lo dico. Se vuoi puoi scrivermelo nei commenti.

Così facendo, oltre a ciò che scoprirai da solo, sarai pronto quando il tuo sogno busserà alla tua porta, sarai già allenato e non perderai tempo prezioso a pensare che ci devi fare con lui: non è detto che arrivi con la pazienza di aspettare che tu sia pronto. Vuoi rischiare di vedertelo svanire tra le mani?

Il tuo destino è nelle tue mani, dipende da ciò che ne farai dei tuoi sogni, da ciò che farai per richiamarli, per saltarci in groppa e vivere alla grande.

Se io sono qui a scriverti queste cose è perché so di cosa sto parlando: lo vivo ogni giorno nella mia vita e se succede a me, perché mai a te no?

Ti aspetto, scrivimi cosa ne pensi, cosa hai sperimentato, se non sono stata chiara, ragioneremo insieme.

Legge dell’Attrazione? niente di nuovo sotto il sole!

E da un ‘pò di tempo che sempre di più si sente parlare di Legge dell’Attrazione, o LOA (Law of Attraction). Questa corrente di pensiero, in sintesi e molto semplicemente, attesta che ogni nostro forte desiderio viene recepito dalla nostra mente come un ordine da soddisfare. Uniche clausole perchè questo possa avverarsi sono: credere alla potente energia dell’Universo (termine molto largo Che comprende Forza Soprannaturale, Dio, Deità, Amore ecc.), non avere credenze limitanti dentro di sè, altrimenti avviene una specie di corto circuito che blocca il fluire dell’Energia, impedendo il collegamento tra il nostro desiderio e l’Energia del Cosmo.

Come si attiva questa sinergia?

Che ne siamo consapevoli o meno, questa corrispondenza è sempre attiva.

Non ci credi? , ok adesso te lo dimostro: ti è mai successo di dover affrontare una situazione che ti mette a disagio, di cui non sei sicuro al 100% delle tue potenzialità, in cui ti sei detto “Speriamo che non mi succeda questo … Che non mi chiedano quell’altro … Speriamo che vada tutto per il meglio .. “ecc.?

Supponiamo che devi fare l’esame di guida per la patente e tu non ti senta abbastanza preparato … come ti poni psicologicamente? Ti fai il “film”, ti auguri che non ti chieda di fare il parcheggio al lato sinistro della careggiata perchè non ti riesce bene quanto quello sul lato destro, ti elenchi tutti i particolari che NON vorresti ti fossero richiesti.

E cosa succede?

Vai all’esame e. .. guarda caso, ti chiedono proprio quello che non sai o che comunque evidenzia le tue lacune. Ti ci sei ritrovato? Inconsciamente hai attivato proprio ciò che volevi evitare e sai perché? Perché ti sei focalizzato sul solo lato meno postivo della faccenda, tralasciando i punti di forza. Noi non ce ne rendiamo conto, anche perché non è che andiamo in giro muniti di uno specchio a grandezza naturale che ci rifletta costantemente la nostra immagine mentre ci proponiamo agli altri, perciò non vediamo i segnali che il nostro corpo manda dal nostro interno all ‘ esterno.

Come fai uno capire se tua sorella è felice senza chiederglielo? Ovvio, se la senti ridere, se vedi la luce nei suoi occhi, i lineamenti del suo volto distesi, dalle sue spalle aperte, la postura diritta. Nella stessa maniera, esterniamo i nostri dubbi con la testa bassa, le spalle ricurve,  il viso lievemente  accigliato, le mani nascoste ecc. Come vedi, non occorre essere uno specialista per “leggere” questi segnali. Lo facciamo tutti, ogni giorno, con chiunque anche se il più delle volte questi “scambi di messaggi” corporei avvengono a livello inconscio. E ’sempre questo il motivo per cui diciamo che, a pelle, una persona ci sta più o meno simpatica, o comunque ci facciamo un’idea di lei.

Quindi, quando tu ti presenti all’esame, il tuo corpo manda segnali precisi al tuo interlocutore, che li traduce  secondo il proprio linguaggio. Ecco perchè insisto nel dire che, alla fine della fola, siamo sempre e solo noi stessi la causa di ciò che ci capita!

Praticamente, nel momento in cui concentri i tuoi pensieri sulla tua impreparazione, è come se tu fungessi da calamita proprio per ciò che stai cercando di allontanare il più possibile. E ALLORA COME SI FA?

Bisogna concentrarsi su Ciò che si vuole  e chiederlo all’Universo . E come si fa a domandare all’Universo? si prega!

Il vocabolario dice che “pregare” vuol dire CHIEDERE. Quindi fare una richiesta, chiedere, pregare si equivalgono. Infatti anche nel nostro quotidiano parlare spesso usiamo la coniugazione di pregare quando vogliamo invitare qualcuno a fare qualcosa.

Spesso, quindi a torto, si pensa che i termini preghiera e pregare siano da riferirsi  unicamente al  parlare con Dio, un termine prettamente biblico.

Lo sai che a me piace andare oltre, e lo faccio anche ora. Lo sai cosa è scritto nella Bibbia? Premetto che non voglio entrare in  merito a religioni, professioni di fede, sette e quant’altro, ti sto proponendo la Bibbia come un qualsiasi altro libro, perché la stesura dei suoi testi è unica nel suo genere, e se vorrai, ne parlerò approfonditamente in un post dedicato.

In Matteo 21:22 è scritto: E tutte le cose che domanderete nella preghiera, se avete Fede, le otterrete. Marco aggiunge qualcosa nel capitolo 11:24: Tutte le cose che domanderete pregando, credete che le avete ricevute, e voi le otterrete. Matteo 18:20 aggiunge: Quando due di voi sulla terra si accordano a domandare una qualsiasi cosa, quella sarà loro concessa. Marco 9:23 dice una frase ancora più forte: OGNI COSA E ‘POSSIBILE A CHI CREDE.

Non credo necessiti spiegare il parallelismo tra i Principi della LOA, della Programmazione Neuro Linguistica (PNL): tutto pernea sul Concetto di Fede. Ma cos’è?

Le Scritture ce lo spiegano in Ebrei 11: 1: La fede è certezza DI COSE CHE SI SPERANO, dimostrazione DI COSE CHE NON SI VEDONO.

Mi rendo conto che di primo acchito, per chi non mastica queste cose, possa sembrare un pò ostico, ma se ci soffermiamo a ragionare sul significato delle parole, delle frasi, con un pò di esercizio, tutto apparirà chiaro.

In pratica mi pare che sia la LOA, sia la PNL non facciano altro che enfatizzare ciò che  è stato scritto circa 2000 anni fa. In linea di massima, l’umanità ha da sempre nel cuore l’idea di un Essere Supremo, CHIAMATO Dio, Provvidenza, Universo, Prana, Amore, la Forza ecc. A prescindere dal nome che gli attribuisci, sta di fatto che un “qualcosa” di più evoluto di noi ESISTE E l’unica maniera per testarlo è proprio quella di attuare le modalità descritte sopra.

Come?

Cos’è che ti sta veramente a cuore? Qual è il tuo desiderio più acceso? Cosa vorresti realmente REALIZZARE nella tua vita con tutto te stesso, con ogni millimetro del tuo essere? Cos’è che ti riempirebbe di gioia se tu potessi realizzarlo? Cosa vorresti RAGGIUNGERE a qualunque costo?

E ‘una domanda importante, non te la puoi porre qui sui piedi  perché in realtà, molto probabilmente non te lo sei mai chiesto davvero, non hai mai pensato SERIAMENTE ad approfonditamente alla risposta.

Te lo ora lascio fare: pensa per un attimo di avere un potere immenso, che  ti permetta di vivificare il tuo desiderio più profondo, lasciando stare i tuoi limiti, le tue risorse. OSA. LANCIATI. Ti lascio il tempo del prossimo post per passare dalla teoria alla pratica, dal sogno alla realtà.

WordPress Themes