Chi sono

 Sono nata a Bologna e ora vivo sulle colline di Sasso Marconi (Bo) in una fattoria. Sono sposata e abbiamo avuto 5 figli, anche se ora sono rimasti 4.

La vita mi ha accolto subito con occhio di riguardo: dopo quattro mesi dalla mia nascita, mio padre è morto lasciando mia madre con 6 figli in  età compresa tra i venti e i miei 4 mesi.

Le istituzioni ( assistenti sociali) decretarono che per il nostro bene, era necessario separarci da nostra madre perché avevano valutato la casa piccola e umida, quindi non idonea.

La primogenita, dato che era già fidanzata, decise di sposarsi anche se all’epoca non era ancora considerata maggiorenne. Mia madre acconsentì. Gli altri 4 fratelli ( tre maschi e una femmina) furono assegnati a tre istituti, collegi. Io ero troppo piccola per entrare in una struttura, quindi fino al compimento di un anno, fui affidata ad una signora che era pagata dal comune per questa sua disponibilità.

 Nel frattempo mia madre non riuscì a trovare un alloggio adeguato per poterci raccogliere di nuovo tutti, inoltre, anche ammesso che lo avesse trovato, doveva comunque lavorare per pagare affitto e procurarci il sostentamento: da sola come avrebbe potuto occuparsi al lavoro e nello stesso tempo accudirci? Si rassegnò  e lasciò le cose come stavano. Compiuto l’anno di età, le assistenti sociali mi affidarono ad una famiglia composta da padre, madre e due figli adolescenti o poco più.

Per ironia della sorte, i nostri cognomi differivano solo per la vocale finale, VenturA-VenturI, e per un errore di trascrizione di un funzionario dell’anagrafe, io mi ritrovai una Venturi a tutti gli effetti. Mia madre, non ostante la collaboazione della famiglia stessa, ci mese la bellezza di 6 anni per riprendermi a casa. I nove anni passati coi miei genitori affidatari sono stati gli anni più belli e sereni della mia vita, pur sapendo che non era la mia famiglia “vera”.

Quando rientrai da mia madre, fu uno shock tremendo, smisi di parlare e mi ammalai ai polmoni. Il babbo affidatario già da tempo mi aveva preparato al distacco dalla loro famiglia, ma io non lo accettavo e segretamente speravo in una qualche magia che lo impedisse. Invece non successe niente: dovetti rassergnarmi. Avevo quasi 10 anni.

Finite le elementari, mia madre si ammalò di cancro: sapeva di avere poco tempo davanti a sè, così decise di risposarsi per non lasciarmi di nuovo in balia delle assistenti sociali. Io ero di parere diverso, così chiesi a mia madre di mettere anche in me in collegio, così avrei avuto lo stesso trattamento dei miei fratelli, che nel frattempo uno alla volta si erano fatte le loro famiglie. In caso della sua scomparsa avevo tre alternative: restare in casa col marito di mia madre, soggiornare per brevi periodi in casa dei miei fratelli, il collegio. Dalla famiglia affidataria non potevo tornare per via della faccenda legale del cognome, e poi perchè la mamma si era ammalata a sua volta.

Frequentai le tre medie inferiori all’Istituto delle orfanelle di S. Luca, proprio sulle colline bolognesi.  Da lì ogni fine settimana facevo la spola tra casa mia e ospedale. Son dovuta crescere in fretta e vivere la mia adolescenza con un fardello bello tosto sulle spalle.

Mia madre, probabilmente a seguito dei duri colpi ricevuti dalla vita, aveva indurito il suo carattere: spesso mi picchiava anche senza motivo e io subivo senza piangere,senza ribellarmi, anzi con la convinzione che non meritavo altro : dovevo dare una spiegazione logica a tanta crudeltà contrapposta all’amore ricevuto dall’altra famiglia se non volevo uscire di senno.

Avevo 15 anni quando lei morì.

Ho frequentato fino al terzo anno di ragioneria, poi mi sono sposata all’età di 18 anni e ho intrapreso la vita contadina con tanto di allevamenti (bovine da latte, conigli, suini, pollame), colture diversificate, produzione vino, ortaggi e frutti.

Nel 2000, anno in cui abbiamo perso il nostro quitogenito di 23 mesi in un incidente avvenuto in azienda, abbiamo ridotto le attività degli allevamenti, concentrandoci sulla lavorazione del terreno.  Ho lavorato dal luglio 2000 a luglio 2005 in un centro di accoglienza per minori abusati, dove sono entrata come governante e uscita, per chiusura del centro stesso, come educatrice.

Nel frattempo, nel 2003, ho ho sottoscritto la collaborazione con un’importante azienda americana di nutrizione e benessere (Herbalife) che mi ha aiutata a risolvere il mio problema di controllo del peso: in pochi mesi sono riuscita a diminuire di ben 40 kg senza effetti collaterali negativi, anzi!

A tutt’oggi continua la mia collaborazione con l’Azienda, alla quale ho affiancato altre attività via internet.

Oggi lavoro da casa, col mio pc, e posso dedicarmi molto più appronditamente allo studio/pratica di ciò che mi ha sempre appassionato: la consapevolezza di sè, delle proprie potenzialità e strumenti, di ciò che abbiamo e, chissà mai perché, non usiamo come si dovrebbe. In tutti questi anni mi sono impegnata a vivere consapevolmente per quello che ho potuto, e ciò che è rimasto fuori, lo sto sviscerando ora per vivere da protagonista  della mia vita, non da inerme spettatrice.

Non a caso il motto che mi sono coniata dice:

SENTO CIO’ CHE VIVO, VIVO CIO’ CHE SENTO.

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