Come comunichiamo? (Ti ritiri tu? tara tara te!)

Quante volte, ad una nostra domanda, riceviamo una risposta non pertinente o addirittura un’altra domanda? come mai?

Comunicare non è sempre così semplice, automatico , diretto. Allora viene da pensare che il fatto di parlare lo stesso idioma, da solo, non basta.  Evidentemente c’è dell’altro: la cultura, l’estrazione sociale per esempio , le abitudini, il lessico che spesso varia anche solo di regione in regione possono essere altri punti di “scontro”, per finire poi nell’incomunicabilità tra una generazione e quella successiva.

Lo so, non sto dicendo nulla di nuovo, ma quanti di noi si sono soffermati a riflettere su questo argomento? Per prima cosa dobbiamo vedere in quanti modi possiamo comunicare tra di noi e cioè comunicazione verbale e paraverbale. La prima avviene attraverso il linguaggio, le parole; la seconda attraverso il linguaggio del corpo:  gesti, espressioni del viso, movimenti della testa, la posizione delle braccia, di come si sta seduti ecc.

Ci sono movimenti, come per esempio l’annuire o dissentire col capo, che sono noti a tutti e ascoltare e guardare una persona che sta enunciando un’affermazione mentre scuote il capo in senso di “no” manda un segnale di incongruenza.

Per lo più il linguaggio del corpo si manifesta a livello inconscio, cioè mentre noi lo stiamo praticando, non ne siamo consapevoli . Parlare con la persona  di fronte a noi che tiene le braccia conserte ci fa capire che in quel preciso momento il nostro interlocutore non ha nessuna intenzione di fare entrare nella sua mente una sola parola di quello che stiamo dicendo, al contrario, chi ha le braccia distese lungo i fianchi se è in piedi o distese  o appoggiate sul tavolo con i palmi delle mani che si “guardano”, manda un segnale positivo di accoglienza al nostro dire.

Chi si siede su una sedia occupando tutta la seduta con le gambe rilassate davanti alla sedia stessa indica il proprio agio in quella situazione; chi invece si siede in riva alla sedia indica disagio. Chi, ancora, accavalla le gambe e dondola un piede “dice” che vorrebbe essere da un’altra parte invece di essere lì; se in questa posizione ti mostra il lato esterno della coscia indica segno di chiusura, viceversa, se ti mostra l’intreccio delle gambe il segnale è di accoglienza.

Questi sono alcuni dei segnali che il nostro corpo manda a nostra insaputa e che se impariamo a leggerli, ci danno un buon aiuto. In che modo? Facciamo un esempio. Supponiamo che stai colloquiando con una persona alla quale devi formulare una richiesta: è importante che questa sia ben disposta nei tuoi confronti per avere più chances a ricevere un sì. Quindi osserva come si posiziona e se vedi che è in “chiusura” divaga fino a scoprire quale argomento gli faccia cambiare posizione.

Lo so cosa stai pensando: “Come faccio a indovinare l’argomento se non ho confidenza con questa persona, non la conosco che di vista!” Non importa. Se sei nel suo ufficio, basta un’occhiata intorno. Ci sarà una qualche foto, un oggetto personale, un giornale al quale puoi attaccarti per rompere il ghiaccio in maniera informale. Che ne so, una foto della famiglia, dei figli “Bella famiglia! Vedo che anche lei ha dei figli, anche io ne ho … una gran gioia, anche se condita con un po’ di grattacapi!”. Se invece non ne hai, potresti chiederglichiedergli come ci si sente ad essere genitori perchè anche a te un domani  piacerebbe avere dei figli.  Insomma falle un complimento sincero e vedrai come per magia cambierà posizione.

Oppure ha un oggetto di un suo sport preferito, se lo conosci sicuramente saprai come aprire il discorso, se invece non ne sai nulla, potresti esordire così: “Ah! Lei è un tifoso ( di squadre) o amante (di caccia, pesca associazione culturale ecc), mi sarebbe piaciuto saperne di più… deve essere un’attività interessante…un hobby gratificante..” e via così a seconda di cosa si tratta. Vedrai che questo permettergli di parlare di qualcosa che lo affascina, gli farà cambiare postura.

Una volta ottenuta la posizione di apertura, puoi virare verso la tua richiesta e vedrai che l’approccio sarà ottimo,  sul cordiale e molto probabilmente riuscirai ad arrivare al tuo obiettivo.

Il tenere presente,  cioè divenire consapevoli, di queste posture, lette comunque sempre nel contesto, ci aiuta a stabilire empatia col nostro interlocutore. Questa deve essere intesa ovviamente il più eticamente possibile, anche perchè se non viene prodotta con questo criterio non si avranno risultati.

Il comunicare sulla “stessa onda” facilita lo scambio di idee e contenuti.

Quando, al contrario, non riusciamo a sintonizzarci con gli altri, a domande seguono risposte inadeguate, vuol dire che ci è sfuggito qualche piccolo dettaglio.

Per oggi mi fermo qui, nel prossimo post dedicato, ti parlerò del linguaggio verbale e tireremo le conclusioni.

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