Il cervello: la nostra “mappa”

Come si fa ad acquisire la consapevolezza di sè? Cosa vuol dire in pratica?

Lo sappiamo tutti che il nostro cervello è ubicato dentro la scatola cranica, ben protetto da una parete ossea e che non ha contatti diretti con l’esterno. Se ne sta al buio, in cima alla nostra testa e, finchè abbiamo un anelito di vita, lui non cessa di elaborare, anzi, per meglio dire è il contrario, finchè lui lavora, noi siamo coscienti di essere vivi.

Qual è la sua funzione?

Per prima cosa dirige tutte le nostre funzioni vitali, quali battito cardiaco, respirazione,  le varie funzioni ghiandolari e via discorrendo e lo fa alla grande e non ostante noi non ci rendiamo neppure conto della complessità di tutti questi equilibri. Per esemplificazione, noi diciamo che le applica in automatico.

Ma tutto il resto? Come si forma e si fissa  in esso la nostra conoscenza, il “nostro sapere”?

Attraverso i nostri cinque sensi,( vista, tatto, odorato, udito, gusto), lui registra ogni nostra sensazione e la catologa. Come? scomponendola in frammenti e archiviandola in uno schedario dalle voci infinite.

Ti faccio un esempio. Tocchi una rosa. In un nano secondo, il cervello raccoglie tutte le informazioni: dimensione, colore, forma, staticità (dalla  vista); fragilità, delicatezza, morbidezza (dal tatto) profumo, intensità( dall’ odorato); nessuna emissione di suono (dall’udito): non commestibile ( dal gusto).

A questa prima “scansione” ne segue una seconda, come una sottocategoria, in cui crea dei collegamenti con altre inforamzioni  già archiviate. Per esempio, grande come… rosso intenso come una ciliegia, il sangue, il colore dell’amore… delicatezza come seta o velluto, sensazione piacevole… ecc

E’ da qui che nascono le associazioni di idee, i concetti, i paragoni.

Ma se ci pungiamo con una spina che succede? che di nuovo i cinque sensi trasmettono informazioni al cervello, che ricordiamo chiuso nel buio del suo maniero, crea l’ologramma di ciò che gli viene riportato, e di nuovo cataloga il dolore del forotto, la fuoriuscita di una goccia ematica e contemporaneamemte manda i globuli bianchi a “ricucire” la ferita, schiera gli anticorpi contro eventuali invasori nemici; spedisce nell’archivio della memoria una nota di attenzione per la prossima volta che gli occhi si poseranno su una rosa e una mano si protenderà per coglierla con le relative proposte di soluzioni perchè l’esperienza poco piacevole del dolore si ripeta.

Così succederà che la volta seguente che guarderemo una rosa, tra tutti gli stimoli che il cervello ci manderà in risposta, spiccherà il tabellone a luce rossa alternata “ALLARME” e tu porrai molta attenzione a non mettere più il dito sulla spina, magari cercherai un guanto e le forbici per raccoglierla senza danni.

Lo so che non ti sto dicendo nulla di nuovo, ma volevo che tu fossi focalizzato su questo itinerario, perché è lo stesso procedimento che il cervello usa per archiviare tutte le tue sensazioni, le quali originano le emozioni che a loro volta determineranno i tuoi pensieri e di conseguenza, anche le tue azioni.

Ecco perché è importante porre attenzione, la massima, a ciò che si deposita nella propria testa!

Nella stessa maniera, ciò che percepiamo di noi stessi viene decodificato e archiviato nella memoria. Va da sè che questo processo inizia proprio dalla nostra nascita.

Certo che da neonati non abbiamo la consapevolezza di ciò che  succede sia dentro sia fuori di noi, pur non di meno il cervello assolve alle sue funzioni, infatti respiriamo, piangiamo quando abbiamo una qualsiasi necessità fisica e ci acchetiamo quando queste vengono soddisfatte… ci avevi mai riflettuto? La prossima volta che hai a tiro un infante, osservalo: resterai affascinato di come sappia farsi rispettare! Questo dimostra che ha un certo grado di autonomia.

Crescendo, impariamo a familiarizzare con i nostri arti, cominciamo a capire i rudimenti del linguaggio verbale, anche se quello corporeo ci è più chiaro e non per niente certi gesti sono universali, tradotti da tutte le lingue nello stesso gesticolare ( vedi un saluto, fame, sonno, sete, un sorriso, una lacrima ecc). Questo apprendimento altro non è che l’acquisizione della consapevolezza che le gambe servono per camminare, correre, saltare; le braccia per abbracciarsi, le mani per nutrirci, lavarci ecc, cioè impariamo la valenza delle parti del nostro corpo.

Fin da piccoli sappiamo che un viso che ci sorride ci dimostra accettazione, simpatia, mentre, al contrario, un viso accigliato ci rivela contrarietà, incondivisione, rifiuto.

Allora mi sembra naturale la deduzione che l’ambiente in cui cresciamo è importantissimo per determinare il grado di positività che istintivamente percepiamo e lasciamo filtrare attraverso i nostri sensori nel cervello.

Ecco che, cammin facendo, durante l’avanzare della nostra crescita, per spirito di emulazione, tendiamo ad assorbire gli atteggiamenti, con il messaggio relativo incorporato, che vediamo attuare dai nostri famigliari, in primis i nostri genitori. Cosa succede in questa fase!??!

Succede che tendiamo anche ad assorbire modi di fare e di pensare di chi si occupa di noi senza nemmeno che ce ne accorgiamo, senza sapere che quello che immagazziniamo in quel momento, uscirà più avanti nel tempo, quando saremo direttamente  responsabili di noi stessi.

Per esempio, se fin da bambini ci siamo sentiti ripetere che non possimao fare quella cosa perché siamo piccoli (= incapaci), cresceremo con quel pungolo nel fianco che ci farà sentire sempre incapaci di fare quella determinata cosa; se ci dicevano in continuazione di non mettere i soldi in bocca perché sono sporchi, cresceremo credendo che i soldi siano sporchi, impuri; ogni volta che hanno criticato NOI e non L’ATTO che abbiamo compiuto, cresceremo convinti che noi SIAMO quello che ci hanno detto.

Una volta adulti non avremo quell’autostima necessaria di noi stessi, ci sentiremo frustrati, fallibili, incompetenti; di soldi non ne avremo mai perché sono “sporchi”, saremo pasticcioni, incostanti, inaffidabili e via così: una bella prospettiva, non c’è che dire, e non c’è neppure da meravigliarsi se disattendiamo i nostri obiettivi o addirittura non ne abbiamo nemmeno uno… siamo demotivati, apatici, ci lasciamo vivere e la nostra esistenza rischia di passare inosservata anche da noi stessi!

EHI! MA STIAMO SCHERZANDO??? S V E G L I A A A A A A A!

Riprendiamoci ciò che ci appartiene, la nostra unicità, per esempio,  le nostre capacità, la nostra fiducia in noi stessi… come si fa? SEMPLICE!

BASTA RIVEDERE TUTTE LE VOCI DEL NOSTRO ARCHIVIO CHE CI RIGUARDANO: prendiamo il controllo della nostra mente, armiamoci di scopa e paletta e un capiente bidone per la spazzatura e facciamo un risti-pulisti di ciò che non ci calza più a pennello: etichette che ci hanno rifilato altri, credenze e convinzioni non scaturite dalla nostra esperienza personale.. via, via . viiiaaaaaaaaaaaaaaaaaaa

Non hai idea di quante volte mi sia poste le domande “E chi l’ha detto? DOVE STA SCRITTO? ” e quella che prediligo : “PERCHE’ NO??”

Se non provi, non ti metti in discussione, non risolverai mai nulla.

VIVI DA PROTAGONISTA E NON DA SPETTATORE INERME!

1 Comment

  • By biruno, December 9, 2009 @ 9:21 pm

    era una notte buia e tempestosa…

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