Come disinforma l’informazione.

Ieri mattina ero su un treno, e dato che il viaggio era abbastanza lungo, mi sono premunita di un buon libro per impegnare proficuamente il tempo. Mi son seduta in un seggiolino del corridoio perché pensavo di avere meno chiacchiere intorno. Alla stazione sucessiva mi si è affinacata una signora : “E’ occupato questo seggiolino? sa anche a me piace leggere in treno, e qui si legge meglio!” e io “Prego, signora, si accomodi pure” e le sorrido. Io mi ributto nel mio volumetto, lei si accomoda vicino a me.

“Ma ha visto che roba?” io riemergo dalla mia “trance” “Che cosa?” le chiedo  e lei mi gira il suo settimanale e mi fa “Ma guardi qui, c’è scritto che la moglie di Marrazzo lo perdona… lo so io perchè.. è per i soldi mica per altro. Io lo avrei buttato fuori di casa” mi dice lei tutta indignata.

Io, non ancora del tutto presente a me stessa le dico “Può darsi  che sia come dice lei, o può darsi che davvero lei ami suo marito e lo abbia perdonato, oppure che la casa è intestata a lui e quindi lei non lo possa buttare fuori” ma dentro di me pensavo “ma che mi frega a me??”. Lei mi guarda e capisco di non aver dato la risposta esatta. Lei rigira il giornale dalla sua parte e riabbassa la testa.  Io seguo il suo esempio, ma con la coda dell’occhio la tengo sotto mira. Sfoglia un’altra pagina, si mette a leggere. Bene, aspetto altri due secondi e penso “Ok, si è rituffata, allora lo faccio anche io” e mi riconcentro sul libro.

“Ma guardi qua!! Questo ex senatore, ha più di 80 anni e adesso tira fuori anche lui la sua storia. Ma non poteva tenerla nascosta ancora, visto che in tutto questo tempo nessuno aveva mai fatto trapelare alcun chè?”

Io mi rigiro verso di lei, la guardo e alzando le mie spalle e voltando i palmi delle mani al cielo, le rispondo “Che vuole che le dica, io non so nemmeno di chi sta parlando!” Lei mi guarda sconcertata, allora gira altre pagine e mi mostra altre immagini di personaggi noti ai più che hanno sulla coscinza non so quali pecati capitali, e in seguito ad ogni mio disconoscimento, mi apostrofa ” Ma lei la guarda la televisione? legge i giornali? vive in questo mondo?” La cosa si stava proprio mettendo male per me: avrebbe fermato il treno??

Intanto il suo alteramento stava richiamando l’attenzione di altri viaggiatori presenti sia nel corridoio, sia nello scompartimento davanti a noi: non so quanti occhi avevo puntati su di me. Ma io volevo solo leggere in pace il mio libro e che diamine! (ho preso la ferma decisione che la prossima volta che prenderò un treno,  se qualcuno mi chiederà qualsiasi cosa, fingerò di essere un’Ostrogota!)

Mi ha provocato, e adesso è peggio per lei!

“Signora, lo so che le sembrerà strano, ma io non guardo la tv, a meno che ci sia qualcosa in particolare che mi interessi. Le notizie le apprendo da una radio che riporta solo gli eventi senza commenti, quelli preferisco farmeli da sola se è il caso. Sono molto impegnata, quindi il poco tempo libero che ho e quello che posso sfruttare quando faccio delle code in uffici o in situazioni tipo questa, preferisco leggere un libro autorevole, serio, misurabile anzichè perdermi dietro ai gossip, perché penso che tutto quello che hanno scritto in quel giornale che lei ha in mano , come in tutti quelli simili, vengano riportate delle notizie non notizie per distoglierci dai veri problemi del Paese.”

Ormai avevo sparato,il silenzio era totale, a parte lo sferragliare del treno: che li avessi uccisi tutti in una volta? “Papà, ho la pipì” meno male, qualcuno è ancora vivo!! ;)

Lei mi guardava allibita, con gli occhiali sulla punta del naso e gli occhi sgranati al di sopra delle lenti.

“Quale libro sta leggendo? E quali sarebbero le “notizie-notizie”di cui siamo all’oscuro?” Il dialogo stava prendendo una pessima piega, questa donna si era sentita punta sul vivo e io, con la dannata abitudine di dire sempre quello che penso, avevo dato, mio malgrado, il via ad un mach con tanto di pubblico : ma perché non imparo a mordermi la lingua??

“Comprendi i sintomi del tuo corpo” di Vicente Herrera che è un libro sulla medicina psicobiologica che introduce alla teoria della Nuova Medicina di Hamer…” lei mi interrompe “E chi è Hamer?”

“E’ un medico plurilaureato tedesco, quello che ha inventato la TAC e che ora vive come rifugiato politico in Scandinavia perchè ha pestato molti piedi con la sua teoria che si può guarire anche senza medicine di cui nessuno parla ufficialmente, è un personaggio scomodo, anche per le case farmaceutiche” e lei “Mai sentito” e io “Non mi stupisce, credo non abbia avuto il tempo di folleggiare a tal punto di interessare i giornalisti del gossip” Sono riuscita ad evitare due saette che uscivano dal suo sguardo per pura fortuna.

Ho continuato ” Vede, anche per quanto riguarda la pandemia dell’AN1H1, ci parlano di alcuni decessi, ma solo in fondo all’articolo ammettono che i deceduti soffrivano anche di altre patologie lascinado così spazio al dubbio, per contro non ci dicono cosa c’è dentro al vaccino.  In compenso in America hanno fatto una liberatoria per le case farmaceutiche che producono il vaccino per gli eventuali effetti collaterali rilasciati dal vaccino stesso. Ora io mi domando, se il vaccino ha il compito di tutelare la nostra salute, come mai le case produttrici si coprono le spalle? che cosa temono? come mai lo stanno facendo in questo specifico caso? Ma queste sono domande pericolose, le risposte sarebbero, eufemisticamente, imbarazzanti da dare, quindi meglio distogliere le menti dei molti dai veri quesiti, distraendoli con altri eventi decisamente molto meno impegnativi.”

Per fortuna era arrivato per me il momento di scendere. Sicuramente saranno rimasti delusi nel vedermi scendere gli scalini, anzichè essere aspirata verso l’alto da un fascio di luce proveniente da un’astronave…

Stress: una parola, tante parole: silenzio.

Raramente guardo la tv, ma ieri sera, mentre attraversavo la mia grande cucina, lo schermo ha catturato prima  il mio udito e di conseguenza anche il mio sguardo.

 Non so che film fosse, fatto sta che si stava svolgendo una una lotta all’ultimo sangue fra due tipi che si colpivano con una forza inaudita circondati da numerosi spettatori che urlavano, incitavano, gridando suggerivano mosse.  Più venivano incitati, più diventavano cruenti. Mi si è accesa una lampadina!

Non ho capito  il contesto della scena, ma quello che mi è arrivato al cervello è stato che questi due personaggi si caricavano di rabbia e aggressività sotto l’influsso delle tante parole che venivano gridate dal pubblico. Alla fine della dello scontro, quello rimasto in piedi, non ostante i colpi e le ferite incassate, invece di apparire stanco, dava tutta l’aria di essere pronto per stenderne un’altro.

Allora ho pensato: “E se facessimo il contrario?” Adesso mi spiego.

Cosa, o per meglio dire, come pensiamo quando c’è una preoccupazione che ci attanaglia? Cominciamo a rimurginarci su, e più ci concentriamo su di essa, più sembra insormontabile, poi, come se non bastasse, ecco che da un lato della prima, ne spunta una seconda, .. e poi una terza… una quarta: collassiamo sulla poltrona oppressi dal peso in mezzo al petto.

SIAMO STRESSATI!

Questo stato d’animo ne racchiude altri, ovviamente negativi, come la rabbia, la frustrazione, l’inadeguatezza, la ribellione, l’impotenza e chi più ne ha più ne metta. Appunto come i due lottatori venivano infuocati dai presenti, noi ci autocombustiamo fomentando questo crescendo negativo: è uno scontro con noi stessi in cui non usciremo vincitori se alimentiamo il fuoco che ci arrostisce.

Ripeto, e se facessimo il contrario? e cioè scomponessimo il rogo in tante piccole candele? sarebbe più facile spegnere la fiamma.

Non mi guardare strano, ora ti spiego.

Se noi ci occupassimo di una situazione alla volta, invece di raggrupparle nel “bollettino dello stress”, e la deframmentassimo in sottocategorie, ci sentiremmo subito più sollevati.

Vediamo come fare in pratica con  “rabbia”, per esempio.

Rabbia

collera

sdegno

stizza

irritazione

disappunto

fastidio

Non credi che la percezione di queste diminuzioni fungano un pò da estintore? Il battito rallenta, si normalizza la respirazione, si dirada “il fumo”, la tensione si abbassa e siamo quasi neutri: è quasi silenzio ci possiamo rilassare.

Cosa intendi tu per RILASSAMENTO?

Rilassati, non ti faccio faticare, ti metto anche la definizione di RILASSARE:  1) allentare, distendere, specialmente una tensione fisica (rilassare i nervi, i muscoli),  rendere meno rigido, duro, stretto. 2) rilasciare distendersi, sollevarsi fisicamente e spiritualmente. 3) infiacchirsi, scadere (es la moralità si sta rilassando).

Adesso  possiamo monitorarne la gestione.

La forza del rilassamento sta nelle parole che ci diciamo, nel modo che ce le diciamo perché sono queste che modificano il nostro stato d’animo.

Ti voglio raccontare una storia che hanno raccontato a me e che mi è piaciuta un sacco.

Un giorno un gruppo di rane se ne andavano a zonzo per una radura. Ad un certo punto, un gruppo si stacca da quello principale credendo che nella buca poco distante ci fosse un pò d’acqua. Alcune di esse partono con un tale slancio da finire con due salti sul fondo della fossa: l’acqua non c’era.

Deluse, vogliono uscire, ma… il bordo è troppo alto. Cominciano a saltare come forsennate. Il resto del gruppo intanto si era avvicinato al bordo dell’incavo con molta attenzione per non scivolare a loro volta. Vedendo le compagne saltare come disperate, cominciano ad urlare  “Rassegnatevi, non ne uscirete vive.  Non ce la farete mai e noi non possiamo aiutarvi. Morirete nel buco”

Le rane nella fossa smisero di saltare, e si rassegnarono a morire lì. Ma ce ne era una che, guardando le altre rane sul bordo, decise di raccogliere tutte le sue ultime forze per spiccare un altro salto e….OPLA’ riuscì a salvarsi. Le compagne rimaste fuori continuavano ad agitarsi, così lei gli si avvicinò e cominciò a ringraziarle una per una. Una le domandò ” Perché non ti sei rassegnata come le altre??!?!?!  non hai sentito cosa dicevamo???” e mentre parlava la guardava con occhi quasi spazientiti. Al che, anche le altre cominciarono a recriminare, lasciando la rana che si era salvata interdetta che a sua volta rispose ” Io non ho capito cosa dicevate, sono un pò sorda, ma vi ho visto così agitate e pensavo che ci steste incitando, spingendoci a non mollare … è per questo che sono riuscita a racimolare le forze e concentrarle nell’ultimo salto …”.  Silenzio.

Come vivere ogni situazione (approfondimento)

Ho concluso  questo post  con una citazione che, a mio modesto parere, può fare veramente la differenza.

Le prime due frasi sono chiare come sono. Io mi voglio soffermare un attimo sulle due successive. La prima dice : ” se non puoi evitarle, trasformale“. Sembra facile a dirsi, ma come si fa?

Qui entra in campo la tua fantasia, la tua creatività.  Ormai lo sai che mi piace arrivare al sodo attraverso esempi, ed eccotene uno subito preso dalla mia esperienza personale.

Mi sono sposata a 18 anni, ho lasciato gli studi al terzo anno di ragioneria, dal centro della mia bellissima Bologna mi sono trasferita sulle verdeggianti colline di Sasso Marconi nella fattoria dei miei suoceri. Non avevo mai visto una mucca a distanza ravvicinata: mi sembrava enorme, se alzava la testa era più alta di me! All’epoca ne avevamo solo 16, più il toro. Ad un mese dalle nozze avevo imparato a mungerle con la mungitrice elettrica, a pulire la stalla. All’inizio, presa dalla novità, mi piaceva, anche se avevo un pò paura di quelle bestione.Poi, quando mi sono resa conto che quello sarebbe stato il mio futuro…bèh! non è che mi piacesse poi più tanto.

I miei orari vertivano in funzione delle mucche: sveglia alle 5 per andare a mungere ed essere pronta all’arrivo del lattaio, ore 12 altro giro per riassettare loro la paglia, ore 17 di nuovo a mungere con tutti gli annessi e connessi. Era un lavoro pesante, poi mi sembrava di essere sempre là. Mi dava fastidio l’odore che misi impregnava addosso, mi rompevo la schiena a sollevare il secchio della raccolta del latte, era difficoltoso passare in mezzo a due di loro col secchio della biada: ne erano ghiotte e appena ti sentivano armeggiare con acqua e sacchi di farina non si contenevano proprio! E poi tutti i giorni erano uguali, avevano la dannata abitudine di mangiare ed essere munte anche di domenica, il giorno di Natale, di fine anno, Pasqua e tutte le feste. Che rabbia quando la domenica ci venivano a trovare i nostri amici e io , a metà pomeriggio, dovevo lasciarli due ore per andare in “ufficio”. Era devvero una vita dura per me!

Capisci? niente vacanze, niente dormire la domenica mattina, se dovevi uscire dovevi farlo calcolando di tornare al massimo per le 17 e 30: che palla!!!!

Ci voleva un’idea! si ma quale? Vendere le mucche? magari, ma improponibile. Visto e considerato che non potevo evitare la mia mansione, ho deciso di trasformarla a mio vantaggio. Mi ci son messa d’ impegno, ho cominciato a lavorare come se quello fosse il lavoro più bello del mondo, come se da quello dipendesse la mia vita, mi son messa l’obiettivo di diventare un’esperta. Ho resistito per ben 23 anni e non con solo 15 capi, bensì un centinaio, tra manze da latte e vitelli, per poter avere aver il naturale ricambio e mungere 36 vacche tutto l’anno.

 Mi son sentita fiera di me stessa quando mio marito ha pensato di costruire una stalla più grande e più moderna ed automatizzata: stavo mantenendo la promessa di essergli complementare fatta quando ci siamo scambiati gli anelli.

Capisci la strategia? non potendo cambiare la situazione, ho mutato il mio atteggiamento verso essa. Questo cambiamento di visuale mi ha permesso di apprezzare molte più cose, come per esempio, godermi l’alba. Nelle mattine fredde e limpide dell’inverno vedere il sole spuntare dalla collina di fronte e inondare la vallata opposta, che se poi era ricoperta di neve, era davvero uno spettacolo che ti allargava l’anima. Assistere il parto delle mucche, mi ha preparato moltissimo alla nascita dei nostri 5 figli. Ho imparato ad apprezzare i ritmi dlla natura, tanto è vero che sono 32 anni che non porto l’orologio al polso. Mi fermo qui sennò scrivo un papiro!

A volte possiamo incontrare sulla nostra strada delle situazioni che non possiamo cambiare, perchè ci sono esterne. Dentro di noi, però, possiamo essere tutto e il suo contrario: dipende solo dalla scelta che vogliamo fare. Basta aver ancora un pò di voglia di giocare con noi stessi, con le infinite potenzialità che abbiamo dentro di noi per ottenere dei risultati sorprendenti.

E se tutto ciò non bastasse? hai un’ultima chance: inquadra la situazione dentro un limite di tempo, pensa, convinciti che non sarà per tutta la vita.

Anni fa ho dovuto affrontare un intervento chirurgico abbastanza complesso. Siccome sono un essere umano come tutti, avevo un pò di “strizza”,ero un pò preoccupata: l’anestesia, il timore di soffrire del male fisico, che qualcosa andasse storto, ossia dover affrontare degli strascichi o un intervento riuscito male… sai cosa si pensa in questi frangenti. Dopo cinque minuti di panico, mi son ripresa. Mi sono proiettata nel futuro, ad una settimana dall’operazione, a quando sarei tornata a casa “rimessa a posto”. Ho cominciato ad immaginarmi il ritorno ad una vita “normale”, senza le debilitazioni cui ero sottoposta da diverso tempo fino a quel momento: il tempo mi è sembrato trascorrere più velocemente.

La nostra mente è una fonte inesauribile di risorse. Anche quando da ragazzina dovevo andare dal dentista, invece di soffrire prima ancora di essere seduta sulla poltrona dello studio, mi proiettavo nel momento in cui sarei uscita senza dolore e col problema risolto.

E’ come riporre una maglia nell’armadio dopo averla infilata in una busta di plastica: resterà sempre delimitata , non si scompiglieràe alla sua stagione sarà già pronta per l’uso.

Legge dell’Attrazione -seconda parte.

Allora, hai identificato il tuo grande desiderio?Bene, ma prima di occuparcene dobbiamo fare alcune considerazioni importanti per procedere nel nostro esperimento.

Nel post precedente ti ho riportato alcuni passi biblici, ma non li ho sviscerati. Lo faccio ora. Abbiamo letto che la clausola numero uno è avere fede, cioè avere la certezza di cose che si sperano… e noi cosa speriamo?

Vorrei che a questo punto tu finissi la frase mettendoci il tuo agoniato desiderio  “Io spero di -tuo sogno-” Bene e adesso credici.

Si fa presto a dire, ma cosa significa in pratica “crederci”? La risposta è nella parafrasi del secondo passo biblico ” quando chiedete, fatelo come se già aveste ciò che desiderate, e lo riceverete” Complicato? forse un pò, ma ha un grandissimo senso logico, oltre che una grandissima lezione di come funziona il nostro cervello.

Ti farò un esempio, così ci capiamo meglio.

Supponiamo che il nostro desiderio sia quello di volerci migliorare sia come persone, sia finanziariamente. Cosa dobbiamo fare a lato pratico? “fatelo come se lo foste” Ecco la chiave. Non sorridere pensando che sia una scemata, al contrario, è scientificamente provato.

Il nostro cervello non distingue tra realtà e immaginazione. Non credi neppure a questo? E allora come mai quando guardi un film comico ridi,  piangi se è un drammatico? Non lo sai che un film è pura finzione? Quindi, se tu ti immedesimi già in quello che vuoi e ti comporti di conseguenza [ dimostrazione di ciò che si spera] non fai altro che attivare il tuo cervello in modo che realizzi il tuo desiderio. Lo so cosa stai pensando “Ma allora cosa c’entrano l’Universo, Dio e compagnia bella?” C’entrano e come se c’entrano!!!

La tua preghiera viene ascoltata sia dall’Universo, Dio ecc. e anche dal tuo cervello: i primi ti manderanno incontro le condizioni favorevoli, il tuo cervello, recepito l’ordine, si attiverà per riconoscere ciò che gli verrà inviato.

Troppo bello per essere vero?

Attenzione perché ogni medaglia ha il suo rovescio. NO, non pensare “Lo sapevo, adesso arriva la fregatura!” il fatto è che non vorrai mica stare sdraiato su un’amaca sotto le palme ad aspettare mago Merlino!!

Ciò che ti ho appena descritto, altro non è che l’applicazione della Programmazione-neuro-linguistica: tu enunci a voce  il tuo desiderio, il cervello ne prende atto, si attiva a ricevere ciò che gli viene mandato incontro e di conseguenza i tuoi progetti cambiano, come cambia il tuo modo di agire .

Se io voglio diventare una persona migliore, vuol dire che dovrò fare gesti nuovi, nuove attività, atteggiamenti che fino ad ora non ho attuato.Sei caduto dall’amaca? lo immaginavo, ti ho sconvolto! Ma ragiona: se fino ad ora ti sei comportato in X maniera e non hai realizzato il tuo desiderio, vuol dire che ciò che hai fatto non è stato il percorso giusto, o per lo meno non è stato sufficiente, quindi devi modificare, aggiungere qualcosa. Lo so, i cambiamenti sono sempre fastidiosi, ma se hai davanti chiaro ciò che vuoi, ce la fai.

Fai un piccolo esperimento. Oggi comportati come se tu fossi veramente migliore di quello che sei, più tollerante,o più disponibile, o più amabile, o più sorridente, più paziente e guarda cosa succede attorno a te, a come cambierà l’atteggiamento di chi ti sta intorno. Se qualcuno ti chiederà spiegazioni, ammetti senza remore che sei caduto dall’amaca! ;) .

Io lo so cosa ti succederà intorno e dentro di te, ma non te lo dico. Se vuoi puoi scrivermelo nei commenti.

Così facendo, oltre a ciò che scoprirai da solo, sarai pronto quando il tuo sogno busserà alla tua porta, sarai già allenato e non perderai tempo prezioso a pensare che ci devi fare con lui: non è detto che arrivi con la pazienza di aspettare che tu sia pronto. Vuoi rischiare di vedertelo svanire tra le mani?

Il tuo destino è nelle tue mani, dipende da ciò che ne farai dei tuoi sogni, da ciò che farai per richiamarli, per saltarci in groppa e vivere alla grande.

Se io sono qui a scriverti queste cose è perché so di cosa sto parlando: lo vivo ogni giorno nella mia vita e se succede a me, perché mai a te no?

Ti aspetto, scrivimi cosa ne pensi, cosa hai sperimentato, se non sono stata chiara, ragioneremo insieme.

Legge dell’Attrazione? niente di nuovo sotto il sole!

E da un ‘pò di tempo che sempre di più si sente parlare di Legge dell’Attrazione, o LOA (Law of Attraction). Questa corrente di pensiero, in sintesi e molto semplicemente, attesta che ogni nostro forte desiderio viene recepito dalla nostra mente come un ordine da soddisfare. Uniche clausole perchè questo possa avverarsi sono: credere alla potente energia dell’Universo (termine molto largo Che comprende Forza Soprannaturale, Dio, Deità, Amore ecc.), non avere credenze limitanti dentro di sè, altrimenti avviene una specie di corto circuito che blocca il fluire dell’Energia, impedendo il collegamento tra il nostro desiderio e l’Energia del Cosmo.

Come si attiva questa sinergia?

Che ne siamo consapevoli o meno, questa corrispondenza è sempre attiva.

Non ci credi? , ok adesso te lo dimostro: ti è mai successo di dover affrontare una situazione che ti mette a disagio, di cui non sei sicuro al 100% delle tue potenzialità, in cui ti sei detto “Speriamo che non mi succeda questo … Che non mi chiedano quell’altro … Speriamo che vada tutto per il meglio .. “ecc.?

Supponiamo che devi fare l’esame di guida per la patente e tu non ti senta abbastanza preparato … come ti poni psicologicamente? Ti fai il “film”, ti auguri che non ti chieda di fare il parcheggio al lato sinistro della careggiata perchè non ti riesce bene quanto quello sul lato destro, ti elenchi tutti i particolari che NON vorresti ti fossero richiesti.

E cosa succede?

Vai all’esame e. .. guarda caso, ti chiedono proprio quello che non sai o che comunque evidenzia le tue lacune. Ti ci sei ritrovato? Inconsciamente hai attivato proprio ciò che volevi evitare e sai perché? Perché ti sei focalizzato sul solo lato meno postivo della faccenda, tralasciando i punti di forza. Noi non ce ne rendiamo conto, anche perché non è che andiamo in giro muniti di uno specchio a grandezza naturale che ci rifletta costantemente la nostra immagine mentre ci proponiamo agli altri, perciò non vediamo i segnali che il nostro corpo manda dal nostro interno all ‘ esterno.

Come fai uno capire se tua sorella è felice senza chiederglielo? Ovvio, se la senti ridere, se vedi la luce nei suoi occhi, i lineamenti del suo volto distesi, dalle sue spalle aperte, la postura diritta. Nella stessa maniera, esterniamo i nostri dubbi con la testa bassa, le spalle ricurve,  il viso lievemente  accigliato, le mani nascoste ecc. Come vedi, non occorre essere uno specialista per “leggere” questi segnali. Lo facciamo tutti, ogni giorno, con chiunque anche se il più delle volte questi “scambi di messaggi” corporei avvengono a livello inconscio. E ’sempre questo il motivo per cui diciamo che, a pelle, una persona ci sta più o meno simpatica, o comunque ci facciamo un’idea di lei.

Quindi, quando tu ti presenti all’esame, il tuo corpo manda segnali precisi al tuo interlocutore, che li traduce  secondo il proprio linguaggio. Ecco perchè insisto nel dire che, alla fine della fola, siamo sempre e solo noi stessi la causa di ciò che ci capita!

Praticamente, nel momento in cui concentri i tuoi pensieri sulla tua impreparazione, è come se tu fungessi da calamita proprio per ciò che stai cercando di allontanare il più possibile. E ALLORA COME SI FA?

Bisogna concentrarsi su Ciò che si vuole  e chiederlo all’Universo . E come si fa a domandare all’Universo? si prega!

Il vocabolario dice che “pregare” vuol dire CHIEDERE. Quindi fare una richiesta, chiedere, pregare si equivalgono. Infatti anche nel nostro quotidiano parlare spesso usiamo la coniugazione di pregare quando vogliamo invitare qualcuno a fare qualcosa.

Spesso, quindi a torto, si pensa che i termini preghiera e pregare siano da riferirsi  unicamente al  parlare con Dio, un termine prettamente biblico.

Lo sai che a me piace andare oltre, e lo faccio anche ora. Lo sai cosa è scritto nella Bibbia? Premetto che non voglio entrare in  merito a religioni, professioni di fede, sette e quant’altro, ti sto proponendo la Bibbia come un qualsiasi altro libro, perché la stesura dei suoi testi è unica nel suo genere, e se vorrai, ne parlerò approfonditamente in un post dedicato.

In Matteo 21:22 è scritto: E tutte le cose che domanderete nella preghiera, se avete Fede, le otterrete. Marco aggiunge qualcosa nel capitolo 11:24: Tutte le cose che domanderete pregando, credete che le avete ricevute, e voi le otterrete. Matteo 18:20 aggiunge: Quando due di voi sulla terra si accordano a domandare una qualsiasi cosa, quella sarà loro concessa. Marco 9:23 dice una frase ancora più forte: OGNI COSA E ‘POSSIBILE A CHI CREDE.

Non credo necessiti spiegare il parallelismo tra i Principi della LOA, della Programmazione Neuro Linguistica (PNL): tutto pernea sul Concetto di Fede. Ma cos’è?

Le Scritture ce lo spiegano in Ebrei 11: 1: La fede è certezza DI COSE CHE SI SPERANO, dimostrazione DI COSE CHE NON SI VEDONO.

Mi rendo conto che di primo acchito, per chi non mastica queste cose, possa sembrare un pò ostico, ma se ci soffermiamo a ragionare sul significato delle parole, delle frasi, con un pò di esercizio, tutto apparirà chiaro.

In pratica mi pare che sia la LOA, sia la PNL non facciano altro che enfatizzare ciò che  è stato scritto circa 2000 anni fa. In linea di massima, l’umanità ha da sempre nel cuore l’idea di un Essere Supremo, CHIAMATO Dio, Provvidenza, Universo, Prana, Amore, la Forza ecc. A prescindere dal nome che gli attribuisci, sta di fatto che un “qualcosa” di più evoluto di noi ESISTE E l’unica maniera per testarlo è proprio quella di attuare le modalità descritte sopra.

Come?

Cos’è che ti sta veramente a cuore? Qual è il tuo desiderio più acceso? Cosa vorresti realmente REALIZZARE nella tua vita con tutto te stesso, con ogni millimetro del tuo essere? Cos’è che ti riempirebbe di gioia se tu potessi realizzarlo? Cosa vorresti RAGGIUNGERE a qualunque costo?

E ‘una domanda importante, non te la puoi porre qui sui piedi  perché in realtà, molto probabilmente non te lo sei mai chiesto davvero, non hai mai pensato SERIAMENTE ad approfonditamente alla risposta.

Te lo ora lascio fare: pensa per un attimo di avere un potere immenso, che  ti permetta di vivificare il tuo desiderio più profondo, lasciando stare i tuoi limiti, le tue risorse. OSA. LANCIATI. Ti lascio il tempo del prossimo post per passare dalla teoria alla pratica, dal sogno alla realtà.

Perché capitano tutte a me?!?

Lo so che a te non capita mai di farti questa domanda, sono solo gli alieni che se la pongono!;)

Comunque, l’altro giorno a me è successo. Una mia amica mi ha srotolato tutta una serie di sue vicissitudini e ha concluso ” Ma perchè capitano tutte a me?”

A mia volta ho risposto ” Vuoi la busta 1 o la 2?” lei mi ha guardato un pò perplessa,  perché si aspettava da me una risposta rincuorante e accogliente. E io  “Ti do un aiutino: la 1 contiene quello che vorresti sentire dire, la 2 quello che penso!” e lei “Lo sapevo che c’era la fregatura… -sospira- dammi la 2!”

Scusa eh! ma essere amiche vuol dire, fra le altre cose, essere sincere, e poi io prima avviso!! ” Va bene- le rispondo- sappi però che non ti piacerà quello che ti dirò, non voglio che mi rispondi, anche perché non mi devi nessuna spiegazione. Capitano tutte a te perché sei tu stessa che prepari il terreno giusto per questi eventi”

Silenzio.

I suoi occhi da prima sembrano due lanciarazzi” spara-a-zero”, io trasformo i miei alla San Bernardo, poi i suoi ritirano le armi  e per stavolta ancora, porto a casa la pelle!

A volte è dura dire quello che si pensa davvero, ma un’amica si vede nel momento del bisogno no? E allora come avrei potuto io mentirle?

Io non sono un’aliena, cioè riferita ai terrestri non lo sono, ma per un marziano lo sono… vedi com’è sempre tutto relativo e ribaltabile? Qui è la stessa cosa.

Pensaci bene, quante volte gli eventi a te contrari si sono verificati a causa di una tua negligenza? Se perdi il treno perchè ti sei alzato tardi, non è il fato ad esserti avverso, se ti sei svegliato  tadi perchè la sveglia non ha suonato, è perché tu non tieni monitorato lo stato delle pile, non è una coincidenza… capisci ciò che ti voglio dire?

Ci dobbiamo mettere nella zucca che non possiamo vivere a testa per aria e poi avere la pretesa che tutto fili liscio.

Quando invece siamo sicuri, ma proprio sicuri sicuri, di aver fatto tutto come si deve e ci succcedono degli imprevisti, non è che siamo scalognati o la sorte abbia deciso di giocare un pò con noi. Quando questo si verifica, apri i radar, perchè sicuramente c’è qualcosa di buono per te nell’aria.

Ti potrei citare decine di aneddoti in cui mi è capitato di vivere dei contrattempi che poi hanno dato origine ad eventi che mi son venuti incontro per il mio bene, che  altrimenti non si sarebbero potuti verificare.

Uno però te lo racconto.

Questa estate dovevo partecipare ad un convegno Premium di lavoro-casa.com : era tutto pronto da tempo, anche la mia valigia, che di solito faccio sempre all’ultimo momento per essere sicura di non dimenticare nulla di ciò che mi serve, e mia suocera si sente male, la devo portare all’ospedale e la mia vacanza-studio salta.

Proprio il giorno della partenza passo dal bar delle mie figlie e una mi fa “Mamma, meno male che sei qui, adesso deve venire una persona a parlarmi, ma ho un imprevisto improvviso e non posso essere presente, puoi sostituirmi?” (quale  mamma  direbbe di  no?) Accetto.

Puntuale il ragazzo arriva. Dopo i convenevoli e le presentazioni, passiamo dal vero argomento dell’incontro ad altre conversazioni, colloquiando come due che si conoscono da una vita. Alla fine scopriamo che abbiamo un sacco di interessi personali in comune, ci scambiamo informazioni, pareri e lì si buttano le basi per una collaborazione proficua per entrambi.

Ora, io ero un pò dispiaciuta di non aver potuto partire, ma se lo avessi fatto non avrei incontrato Massimo. Capisci? Ho semplicemente accettato il fatto in sè senza protestare, senza recriminare, certa che avrei capito prima o poi cosa c’era dietro.

A volte può succedere che non vedi personalmente il vantaggio della tua “perdita”, ma il fatto di non toccarlo, non vuol dire che non ci sia! Io non sono mai stata in America, non l’ho mai vista, ma questo non vuol dire che essa non sia il continente che è, rendo l’idea? Magari un contrattempo, chiamiamolo così, ti può evitare di incappare in un incidente stradale, per esempio, o comunque un qualsiasi frangente di sofferenza maggiore al dispiacere di non aver coronato il tuo desiderio immediato.

Soluzione

La prossima volta che stai per pronunciare la fatidica frase “Perché capitano tutte a me??”, conta fino a tre, analizza ciò che hai pensato-detto-fatto fino a quel punto, analizza la situazione e domandati:

ho delle responsabilità? quali? potevo agire in maniera differente? posso rimediare? cosa posso fare nell’imminente futuro perché ciò non si ripeta? cosa devo cambiare per ottenere risultati differenti?

Le prime volte si può inciampare in difficoltà di diverso grado, ma l’importante è tenere duro, come ti ho già detto che non contano le cadute, conta che ti rialzi una volta in più.

E’ solo facendo che si impara. Non c’è una scorciatoia, non esistono sconti: tutto ciò che pensiamo-diciamo-facciamo, comporta delle conseguenze, ma attenazione, anche il non fare nulla produce delle ripercussioni nella tua vita.

Fatto questo, puoi passare alla fase due, cioè accettare la situazione in essere. Perché?  Perché se non lo fai, ti crei come un blocco interno che non ti permette di progredire, di accorgerti dei risvolti, delle possibili opportunità che derivano dalla situazione stessa.

Tornando alla mia esperienza, se mi fossi focalizzata sulla negazione del mio viaggio, sulla rabbia di non poter partire, sulla frustrazione, probabilmente avrei voltato le spalle a mia figlia, le avrei consigliato di telefonare al tipo e rimandare l’appuntamento. Così facendo, senza saperlo, avrei perso una grande opportunità. Invece ho lasciato andare i pensieri negativi e mi son comportata come se nulla fosse successo. In poche parole, non ho permesso a questo contrattempo di dominarmi, di offuscarmi la mente, di chiudermi in me stessa a “covare” la rabbia, a piangermi addosso.

La morale in tutto questo è che a volte ci succedono delle contrarietà che ci impongono di rinunciare per poi affrirci qualcosa di più valore ancora in armonia col tuo obiettivo primario.

Prova a ripensare a qualche intoppo successoti in passato, rivedi il film e controlla se  è successo anche a te di rinunciare per poi ritrovarti tra le mani un’opportunità ancorqa più grande. Fanne tesoro e ripensaci la prossima volta che ti senti ostacolato: forse è per un tuo bene maggiore.

Come alzarsi la mattina col piede giusto.

risveglioCi sono quelle mattine in cui, appena messo i piedi giù dal letto, pensi ” Oddio, quante cose da fare oggi, sono stanca” Guardi la sveglia, le 6e30. La voglia di ributtarti giù è forte, ma sai che se lo fai, mentre ti racconti dei fatidici altri 5 minuti, rimani fregata e ti alzerai alle 9 come minimo.

Ti è mai successo?
Ti alzi controvoglia, sentendo un peso sulle spalle di quasi una tonnellata, ti avvii, trascinandoti, verso il bagno: un’occhiata sfuggente allo specchio, i capelli spettinati, lo sguardo quasi assente, uno sbadiglio, un pò d’acqua fresca sul viso. Ora si può fare pipì.
Ti pregusti già il tuo caffè e poi fai colazione, perché la fai colazione vero?Se la fai ok, altrimenti sarà meglio che cominci a porvi rimedio, perché, bada, vengo lì!
Scusa, mi son fatta prendere dalla deformazione professionale! Per ora sorvolo, ma solo per ora.
Torniamo al nostro inizio giornata. Ti lavi i denti . Ti vesti, ti pettini. Un’ultima occhiata e sei pronta.
A questo punto, sia che tu resti a casa, sia che tu esca, sei in ballo. Ma ancora quel malessere indefinito e latente rimbalza da una parte all’altra nel tuo corpo interno. L’insofferenza è lì che ti alita nelle orecchie pronta a piombare sul primo minimo accenno di contrarietà. Cominci ad occuparti delle tue incombenze, ma non ne sei coinvolta, è come se tu vivessi una vita che non ti appartiene, è come se tu non fossi lì. D’accordo, ci sei fisicamente, ma la tua mente dov’è? in quali luoghi sta vagando? sta cercando di placare la sua insoddisfazione, o forse l’ultimo pezzo mancante al suo puzzle, di quel colore e forma indefinito per completare il quadro.
Non è una bella sensazione vero?  Ti senti  in prestito, fuori luogo. Sembra che tutto non sia abbastanza bello, ben fatto, utile. A quel punto, metti la testa in folle e assolvi le tue mansioni di routine , tanto per toglierti di dosso un pò di peso. E ‘ormai mezzogiorno, non ostante tutto, e anche con un pò di fatica, sei in pari. Ti guardi intorno, ma ti rendi conto che tutto ciò non ti  sollevato, il tuo peso sulle spalle non è diminuito. Anzi, sembra con molti chili in più,  tanto che temi di restarne sopraffatto.
Le motivazioni potrebbero essere molteplici, tutte più o meno plausibili. Non mi voglio soffermare su queste perchè sicuramente le conosci anche tu. Io voglio andare oltre. Troppo spesso le motivazioni che ci raccontiamo sono come la punta di un iceberg, sono scuse che nascondono i veri motivi.
Dai, mettiti comodo, siamo solo io e te qui adesso, anzi ci sei solo tu, di me ci sono le mie riflessioni, la radiografia di ciò che ho vissuto sulla mia pelle.
Che cos’è che ti pesa così sulle spalle? Ora puoi ammetterlo, lo saprai solo tu. E’ l’insoddisfazione? La delusione? La solitudine? Ti accorgi che solo il leggere queste parole sta cambiando la tua percezione? ti si sta abbassando l’entusiasmo, l’energia.
Questa è la dimostrazione tangibile che ciò che ti sto per scrivere è vero.
Quando nel  più profondo della tua anima sei inquieto perché sei insoddisfatto, perché  ti manca qualcosa o non hai raggiunto un tuo obiettivo, affiorano i dubbi che ti domandano come mai non riesci a soddisfare le tue necessità. Hai un dialogo interno. Hai due possibilità: o lo assecondi, o lo ignori. Non so per quale misterioso motivo, la stragrande maggioranza di noi, per prima reazione lo ignora.
 
PERCHE’?
Per pigrizia, perché sappiamo bene, da qualche parte della nostra mente, che se lo prendiamo in considarezione, poi siamo costretti a lavorare su noi stessi, magari a dover ammettere che c’è da cambiare qualche convinzione, qualche abitudine, il che comporta impegno , fatica e a volte anche sofferenza: tutte parole che non ci piacciono una granché. La reazione che applichiamo è cercare delle scorciatoie. Per queste ultime non ci affatica affatto spendere risorse, anzi, più le rendiamo sofisticate, più ci crogioliamo in esse fino a quando poi per un evento qualsiasi, la nostra scusa non ci regge più e precipitiamo un pò più giù nel nostro grigiore.
Ammettiamolo, noi siamo persone di carattere, mica ci lasciamo scoraggiare, così eccoci di nuovo all’opera per ricostruire un’ altra… scusa! Tenaci, non c’è che dire!!
Ma non ti viene  il dubbio di pensare che a tutto questo costruire e veder cadere le tue scuse, forse è meglio cercare una soluzione definitiva che chiuda quel ciclo una volta per tutte in modo da poterti dedicare poi ad altro? Non ti ha mai sfiorato la considerazione che, a conti fatti, alla fine spendi più risorse a rifabbricare all’ infinito le scuse, che a risolvere la questione assumendoti le tue responsabilità?
Se fai sempre le stesse cose, otterrai sempre i medesimi risultati.
 
Il cambiamento, fonte di risultati.
 
Io sono per il massimo rendimento col minimo sforzo. Bada che qui, minimo non equivale a quasi zero.
Vuol dire  minor impegno rispetto alle infinite volte che resetti le scusa, il che è  il metro migliore per misurare l’intensità e il dispendio di energie da impiegare nel raggiungere l’obiettivo del benssere.
Questo è il modo giusto per calcolare equamente cosa e quanto ti serve per risolvere la questione.
Che sia per questo che si dice ” la strada più facile non è mai la migliore”??
Cambia atteggiamento
 
Ogni volta che ti senti debole, fiacco interiormente,  FERMATI, RESPIRA PROFONDAMENTE E RILASSATI, cerca di ascoltare davvero quello che hai dentro, decodifica i messaggi del tuo corpo, della tua mente, poniti delle domande fino a quando sei sicuro di essere arrivato il nocciolo della questione. SCAVA DENTRO DI TE PER SCOPRIRE IL VERO MOTIVO CHE DISPERDE LE TUE ENERGIE.
Se questo ti riesce difficile, e le prime volte che lo fai è più che probabile, non scoraggiarti,  non mollare per due motivi:
1) nessuno nasce “imparato” (concedimelo)
2) il viaggio che ti porterà alla meta più lontana, comincia sempre col primo passo!
poi c’è quella citazione che recita: la differenza tra un perdente ed un vincente, è che cadendo ambedue le stesse volte, il secondo si rialza una volta di più.
Poniti le giuste domande.
 
Chiediti che ruolo hai avuto tu stesso per la situazioni in cui ti trovi, la potevi evitare? potevi fare un’altra scelta?Cosa sarebbe successo se ti fossi mosso in maniera differente?
Conclusione
Se ti piace qualcosa GODITELA
Se non ti piace qualcosa EVITALA
Se non puoi evitarla TRASFORMALA
Se non la puoi nè evitare, nè trasformare
accettala per un tempo stabilito.
 

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