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	<title>Consapevolezza! Istruzioni per L&#039;uso &#187; amare gli altri</title>
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	<description>Scorci di vita di uno struzzo che non ha più voluto nascondere la sua testa nella sabbia!</description>
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		<title>AMA IL PROSSIMO TUO COME TE STESSO</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Dec 2009 18:21:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>esterventura</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bibbia]]></category>
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La Bibbia riporta che questo è uno dei primi comandamenti della legge che Dio ha scolpito sulle tavole del Sinai in presenza di Mosè per il suo popolo.
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<p style="margin-bottom: 0cm;"><img class="alignleft size-full wp-image-108" style="margin-left: 3px; margin-right: 3px;" title="specchio" src="http://consapevolezzadelse.com/wp-content/uploads/2009/12/specchio1.jpg" alt="specchio" width="255" height="340" />La Bibbia riporta che questo è uno dei primi comandamenti della legge che Dio ha scolpito sulle tavole del Sinai in presenza di Mosè per il suo popolo.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">La prima cosa che mi viene in mente è che quando viene dato un ordine, è perché di solito quella richiesta, fino a quel momento, o è stata disattesa o  viene  soddisfatta solo a volte. In definitiva  un ordine ha significato là dove quella imposizione non è naturale, automatica per un individuo.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Un ordine va eseguito e basta: non c&#8217;è posto per frasi tipo “se ne ho voglia, … se mi piace lo faccio” si ubbidisce e punto!</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Supponendo di dover sottostare a questa legge, (e dico “supponendo” perché di fatto dopo la venuta di Cristo sulla terra, la legge non ha più ragione di esistere con quell&#8217;autorità con cui era stata coniata perché il decalogo è stato realizzato ed esaurito nella vita-morte -resurrezione di Gesù), da che parte si comincia a manifestare amore per gli altri?</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Amando se stessi.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Forse  che, indirettamente, siamo invitati ad ubbidire all&#8217;ordine di amare noi stessi?</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Già questa cosa è interessante, perché vista così , pare proprio che noi non ci amiamo da soli.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Ti sembra assurdo?</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Potrebbe anche essere, allora dimmi, tu ti ami? Cosa significa per te “amare te stesso?”</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Amare è un verbo che esprime un sentimento e sottintende anche conoscenza. Per poter dire “amo il mare” implica tacitamente che io conosca il mare, altrimenti come potrei amarlo?e così è per ogni cosa o persona per cui nutro quel sentimento o applico quel verbo, rendo l&#8217;idea? Tutto questo, se lo trasliamo su noi stessi, vuol dire che per amarci dobbiamo per prima cosa conoscerci.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Ma cosa vuol dire “conoscerci”? Fino a che punto conosciamo noi stessi? Si certo, sappiamo sicuramente cosa ci piace e cosa no, conosciamo ciò che ci rende felici o meno, le nostre preferenze, ma andando un po&#8217; oltre&#8230;sappiamo come funziona il nostro corpo, per esempio? Come possiamo prenderci cura del nostro corpo se non sappiamo nemmeno come funziona?</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Ovviamente non voglio dire che per volerci bene dobbiamo sapere come si chiama ogni nostro muscolo o legamento, ogni singolo osso, certo che no, ma almeno sapere interpretare i messaggi che ci invia il nostro corpo, questo si.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Per farmi capire, ti porto un pezzo della mia esistenza come esempio.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">C&#8217;è stato un periodo della mia vita in cui ho sofferto di mal di testa atroci, di quelli che ti attanagliano la testa giorno e notte per una settimana di fila. Il dolore era così forte che mi dava perfino la nausea, per avere un minimo di sollievo dovevo stringermi un fazzoletto attorno alla testa, che mi fasciasse la fronte e annodarmelo sulla nuca per ridurre il “tampellamento” delle vene, dovevo stare sdraiata al buio nel silenzio più assoluto: anche il più lieve rumore rimbombava nella mia testa come un gong. Anche il respirare era una tortura. Non  hai idea di quante cose abbia provato per porvi fine, ma niente è servito. Così mi sono rassegnata, ho convissuto con questo problema per diversi anni e intanto il mio morale andava sempre più giù. Ero depressa, dolorante , avvilita, ogni giorno sempre un po&#8217; più spenta fino a che un giorno, dalla mia posizione orizzontale, mi sono messa a fare la scansione della mia vita, a chiedermi perché mai stessi in quello stato senza una causa fisiologica apparente. Non so se è stata una scintilla provocata dalla collisione di alcuni neuroni che stavano scorrazzando  per la mia testa all&#8217;impazzata, fatto sta che mi si è accesa la classica lampadina: non ero contenta della mia vita, nello specifico, non mi piaceva il lavoro che facevo. Lo stavo vivendo come un&#8217;imposizione, come un qualcosa di alieno. In effetti era così: avendo sposato un coltivatore diretto, era logico e consequenziale che io imparassi a mungere le mucche e ad accudirle. Ma era davvero così la storia? Mi era stato davvero imposta quella mansione o ero stata io a farmi il viaggio che se mi fossi resa utile in azienda mi sarei fatta benvolere dai miei suoceri? Cavoli! Ero stata io a decidere di imparare, mi ero lasciata sedurre dal mio bisogno di sentirmi accettata da mio suocero, di compiacere mio marito. Mi ero piegata alla logica che una persona vale per quello che fa e non per quello che è.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Caspiterina, avevo preso una cantonata micidiale, avevo fatto tutto da sola! Quel lavoro era molto duro, inoltre mi portava via un sacco di tempo, sei ore al giorno solo per la stalla, e la casa? E lavare, stirare, preparare i cibi, e i figli da seguire?? Per tutte queste cose, giuste se vogliamo, avevo sacrificato i miei sogni, le mie aspirazioni, la mia sete di sapere, di leggere di imparare. Invece di vivere la mia vita, stavo vivendo quella che avrebbero voluto gli altri. Ti rendi conto? Il mio malessere latente derivato dall&#8217;abbandono del “mio mondo” ( mi sono sposata a 18 anni e vivevo in città, frequentavo ancora la scuola secondaria) e la prospettiva di vivere per il resto della mia vita, chissà forse i prossimi 50, 60 anni, in quella realtà monocromatica senza altri sbocchi mi aveva letteralmente debilitata. Avrei voluto ribellarmi, ma mi trattenevo solo per paura di perdere mio marito e le mie due prime figlie.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">LA SVOLTA</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">A quel punto misi su un piatto della bilancia quello che avrei potuto perdere e sull&#8217;altro quello che avrei potuto fare: il prezzo della mia “libertà” era troppo alto, non avrei  avuto la forza per pagarlo. Allora feci un&#8217;altra “pesata”. Misi da una parte il lavoro che stavo facendo, e dall&#8217;altra il “pacco sorpresa”, cioè  che avrei dovuto accettare di continuare quel lavoro solo per un altro periodo di tempo, fino a quando non avrei trovato il modo di aggirare l&#8217;ostacolo, trovato una soluzione.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">
<p style="margin-bottom: 0cm;">Il solo fatto di aver cambiato atteggiamento verso una situazione che non poteva essere cambiata all&#8217;istante, ma che avrebbe potuto esserlo di lì a qualche tempo, fece entrare un po&#8217; di luce dal fondo del tunnel.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">L&#8217;aver preso coscienza che ciò che stavo vivendo era una MIA conseguenza, compresi altresì che ero sempre io a dovervi porre rimedio. IO NON POSSO CAMBIARE GLI ALTRI, MA ME STESSA SI. BASTA VOLERLO.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">
<p style="margin-bottom: 0cm;">E&#8217; così che i mal di testa hanno cominciato a  diradarsi e diminuire di intensità fino alla loro definitiva scomparsa.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Il mio mal di testa non era fisiologico, ma psicosomatico, cioè era una richiesta di ascolto disattesa.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">E più ignoravo i messaggi del mio corpo, più suonava forte il campanello di allarme; più eludevo i richiami, meno amore dimostravo a me stessa. Ho imparato anche un&#8217;altra grande lezione: mai farsi dominare e dirigere dai propri bisogni emotivi, è molto più saggio cercare di arrivare alla sorgente di tale bisogno perché molto probabilmente la sua origine è da ricercare proprio in noi stessi. Vedi, anche io, come ti ho appena raccontato, cosa ho fatto?? Volevo che mio suocero mi volesse bene come ad una figlia, avevo questo bisogno di essere ben voluta e non avevo capito che se non mi amo io per prima, come possono farlo gli altri? Se io non ero portata per fare quel lavoro, mi son fatta auto-violenza, quindi non ho mostrato amore verso me stessa non avevo capito che il bisogno primario che avevo, era di amarmi in prima persona. Non prendendo in considerazione questo fatto, mi son fatta del male da sola e non ho ottenuto l&#8217;affetto di mio suocero. Fra me e lui c&#8217;è sempre stato un muro. Solo durante l&#8217;ultimo anno della sua vita ha lasciato cadere la corazza dell&#8217;uomo duro “che non deve chiedere mai”.Ci ho messo 30 anni, ma alla fine ho centrato il mio scopo con lui, mentre le mucche le ho governate solo per 20 anni. E&#8217; stata dura, ma la perseveranza, che non era proprio nelle mie corde, mi ha modellata, temprata e oggi conosco il mio valore, conosco i miei limiti. E a cosa serve conoscere i propri limiti se non a superarli? Ma questa è un&#8217;altra storia!</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">
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