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	<title>Consapevolezza! Istruzioni per L&#039;uso &#187; comunicazione</title>
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	<description>Scorci di vita di uno struzzo che non ha più voluto nascondere la sua testa nella sabbia!</description>
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		<title>come comunichiamo- seconda parte.</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 10:35:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>esterventura</dc:creator>
				<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[cervello]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>
		<category><![CDATA[parole]]></category>

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		<description><![CDATA[
Nel post precedente abbiamo parlato di linguaggio non verbale, certo non in maniera esaustiva, ma giusto per capire di cosa stavamo ragionando.
Oggi invece voglio affrontare l’approccio verbale vero e proprio, quello fatto di parole per intenderci.
Il  fattore principale, quello che ci permette di essere recepiti come vogliamo, è la nostra facoltà di immedesimarci nella persona [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-91" style="margin-left: 3px; margin-right: 3px;" src="http://consapevolezzadelse.com/wp-content/uploads/2009/11/825671081-234x300.jpg" alt="" width="234" height="300" /></p>
<p>Nel post precedente abbiamo parlato di linguaggio non verbale, certo non in maniera esaustiva, ma giusto per capire di cosa stavamo ragionando.</p>
<p>Oggi invece voglio affrontare <strong>l’approccio verbale </strong>vero e proprio, quello fatto di parole per intenderci.</p>
<p><em>Il  fattore principale</em>, quello che ci permette di essere <strong>recepiti </strong>come vogliamo,<strong><em> </em></strong>è la nostra facoltà di <strong>immedesimarci</strong> nella persona che abbiamo davanti.<strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong>Detta così sembra una cosa ovvia, ma credimi,<strong><em> </em></strong>raramente sviluppiamo questa attitudine, anzi, spesso cediamo alla tentazione di impressionare che ci ascolta avvalendoci di un linguaggio forbito invece di preoccuparci di entrare in sintonia col nostro interlocutore.</p>
<p>Con questo non voglio certo incoraggiare un lessico povero di termini, ma usare “paroloni” solo per il gusto di pronunciarli, per darsi un tono non ci gioverà nemmeno un po’. Ti faccio un esempio, cosa risponderesti ad un’argomentazione simile:</p>
<p>“  <em>La palingenetica obliterazione dell&#8217;io che si infutura nell&#8217;archetipo prototipo dell&#8217;antropomorfismo universale sapiente</em>&#8220;?</p>
<p>A me verrebbe in mente un impegno improrogabile, mi scuserei, e mi eclisserei di filato! <img src='http://consapevolezzadelse.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>Ma cosa dice il vacobolario del termine &#8220;parola&#8221;? Insieme organico di suoni e di segni grafici con cui l’uomo riesce, parlando o scrivendo, a comunicare dei contenuti mentali”.</p>
<p>Cos&#8217;è un &#8220;insieme organico&#8221;? è un&#8217;associazione di più elementi o parti coordinate ad uno stesso fine, armonico ed omogeneo. Queste ricerche mi appassionano! Cominci anche tu a dare forma ad un discorso? In altre parole, potremmo dire che il linguaggio, composto dal verbale e paraverbale, è &#8221; un insieme di parole, gesti, posture, pensieri coordinati tra loro con cui l&#8217;uomo riesce a comunicare fuori di sé, quindi a chi lo circonda, ciò che è e ha dentro di sé&#8221;. Se questa comunicazione rispecchia realmente ciò che pensiamo , anche il corpo assumerà atteggiamenti congrui e il risultato sarà armonico, al contrario, piccoli gesti e posture &#8220;tradiranno&#8221;il nostro dire e l&#8217;interlocutore avvertirà disarmonia tra ciò che sente e ciò che vede.</p>
<p>Facciamo un esempio.</p>
<p>Mettiamo che incontri casualmente quell&#8217;antipatico di Gino che ti dice &#8220;Ma che piacere incontrarti!&#8221; e ti abbraccia, vedrai che mentre ti parla, la sua testa fa segno di &#8220;no&#8221;, il suo sorriso è tirato e il suo sguardo è un po’ spento, il suo abbraccio è ridotto all&#8217;indispensabile del gesto, leggero e si distacca subito… ovvio che non c&#8217;è armonia tra quello che dice e ciò che fa.</p>
<p>Poco dopo incontri Francesco, il tuo amico del cuore che non vedi da un po’, questi appena ti vede ti sfodera un sorriso a 48 denti, gli brillano gli occhi, ti abbraccia fortissimo, senti la sua energia, e ti parla mentre ancora ti stringe a sé e ti chiede come stai, quando ti lascia il suo viso è proteso verso di te in segno di interesse vivo per ogni parola che stai per pronunciare e assentirà o diniegherà all&#8217;unisono con le tue frasi. Chiara la differenza? E poi dai, quante volte quando sei in relazione con altri, hai avuto delle sensazioni, delle percezioni positive o meno positive? Esatto: sempre! Questo &#8220;sentire&#8221; gli altri è appunto l&#8217;elaborazione che il nostro cervello fa in automatico, e recepisce oltre la nostra consapevolezza, tanto è vero che spesso usiamo queste due frasi &#8221; c&#8217;è qualcosa in Tizio che non mi convince, … la sensazione a pelle è che…&#8221; Come mai usiamo proprio questi termini e non altri?</p>
<p>Cosa succede se applichiamo il cavo positivo al polo negativo della batteria della macchina? Corto circuito, la batteria si brucia e ce ne vuole una nuova, invece se mettiamo positivo su positivo, la batteria si carica.</p>
<p>Noi siamo come delle batterie, il mostro cervello, che noi ne siamo consapevoli o meno, lo sa che emettiamo dell&#8217;energia, così quando ci troviamo davanti a persone di &#8220;polo&#8221; diverso dal nostro, ecco che avvertiamo quella sensazione di disarmonia, di disagio. Quante volte pronunciamo &#8220;Caio e io non siamo sulla stessa lunghezza d&#8217;onda, … non siamo sintonizzati&#8221; Capisci? Niente succede per caso, nemmeno le parole che diciamo. Ecco perché è importante ascoltare con attenzione il nostro interlocutore, porre mente ai termini che usa, cercare di captare la sua &#8220;frequenza&#8221; per capire ciò che vuole dire. Un po’ come quando siaccendi la radio: avverti un suono indistinto, una voce sporcata da un miscuglio di rumori, fischi di sottofondo, basta girare la manopola per sintonizzarsi sulla frequenza giusta. Come per magia, arriva la voce chiara e nitida e tu puoi seguire il tuo programma.</p>
<p>La prossima volta che parliamo con qualcuno, giochiamo al &#8220;radioamatore&#8221;, cerchiamo di individuarne la frequenza d&#8217;onda prescelta, così da poterci sintonizzare ed essere recepiti a nostra volta. Sarà più facile ricevere e dare risposte adeguate.</p>
<p>Il segreto sta nell&#8217;immedesimarci nell&#8217;altro, cercare di vedere le cose dal SUO punto di vista… accantoniamo per un attimo il nostro &#8220;io&#8221; e cerchiamo di calarci il più possibile nei panni dell&#8217;altro, di affacciarsi alla SUA finestra e chissà che anche noi riusciamo a vedere quello che vede lui. Certo, questo non vuol dire certo sbarazzarsi della propria identità, vuol dire fare un po’ di posto anche all&#8217;altro per capire, dopo nulla ci vieta di dire che quel panorama non ci piace e possiamo sempre spostarci in un&#8217;altra finestra, ma intanto abbiamo accolto l&#8217;altro senza giudicare. E&#8217; questo che ci rende liberi e una persona libera è in armonia con se stessa e con gli altri. Per essere liberi bisogna affrancarsi dalla schiavitù, a volte anche da noi stessi.</p>
<p>P.S. quello &#8220;sproloquio&#8221; sulla palingenetica credo voglia significare, in poche parole, &#8221; rinnovamento di ciò che eravamo in origine, e che abbiamo dimenticato,del modello primordiale proteso verso il futuro&#8221; in due parole ripristinare il proprio inconscio atavico.</p>
<p>PP.SS. se qualcuno ha le idee più chiare sul significato, sarò lieta di leggerlo nei commenti. Grazie.</p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
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		<title>Come comunichiamo? (Ti ritiri tu? tara tara te!)</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Nov 2009 17:12:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>esterventura</dc:creator>
				<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[consapevolezza di sè]]></category>
		<category><![CDATA[linguaggio]]></category>

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		<description><![CDATA[Quante volte, ad una nostra domanda, riceviamo una risposta non pertinente o addirittura un&#8217;altra domanda? come mai?
Comunicare non è sempre così semplice, automatico , diretto. Allora viene da pensare che il fatto di parlare lo stesso idioma, da solo, non basta.  Evidentemente c’è dell’altro: la cultura, l’estrazione sociale per esempio , le abitudini, il lessico [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-88" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://consapevolezzadelse.com/wp-content/uploads/2009/11/57118891-300x218.jpg" alt="" width="300" height="218" />Quante volte, ad una nostra domanda, riceviamo una risposta non pertinente o addirittura un&#8217;altra domanda? come mai?</p>
<p><strong>Comunicare</strong> non è sempre così semplice, automatico , diretto. Allora viene da pensare che il fatto di parlare lo stesso idioma, da solo, non basta.  Evidentemente c’è dell’altro: la cultura, l’estrazione sociale per esempio , le abitudini, il lessico che spesso varia anche solo di regione in regione possono essere altri punti di “scontro”, per finire poi nell’incomunicabilità tra una generazione e quella successiva.</p>
<p>Lo so, non sto dicendo nulla di nuovo, ma quanti di noi si sono soffermati a <em>riflettere</em> su questo argomento? Per prima cosa dobbiamo vedere in quanti modi possiamo comunicare tra di noi e cioè<strong> comunicazione verbale </strong>e <strong>paraverbale. </strong>La <em>prima</em> avviene attraverso il linguaggio, le parole; la <em>seconda</em> attraverso il <em>linguaggio</em> <em>del</em> <em>corpo</em>:  gesti, espressioni del viso, movimenti della testa, la posizione delle braccia, di come si sta seduti ecc.</p>
<p>Ci sono movimenti, come per esempio l’annuire o dissentire col capo, che sono noti a tutti e ascoltare e guardare una persona che sta enunciando un’affermazione mentre scuote il capo in senso di “no” manda un segnale di incongruenza.</p>
<p>Per lo più il <em>linguaggio del corpo si manifesta a livello inconscio</em>, cioè mentre noi lo stiamo praticando, non ne siamo consapevoli . Parlare con la persona  di fronte a noi che tiene le <em>braccia conserte</em> ci fa capire che in quel preciso momento il nostro interlocutore non ha nessuna intenzione di fare entrare nella sua mente una sola parola di quello che stiamo dicendo, al contrario, chi ha le <em>braccia distese</em> lungo i fianchi se è in piedi o distese  o appoggiate sul tavolo con i palmi delle mani che si “guardano”, manda un segnale positivo di accoglienza al nostro dire.</p>
<p>Chi si siede su una sedia occupando tutta la seduta con <em>le gambe rilassate davanti alla sedia</em> stessa indica il <em>proprio agio</em> in quella situazione; chi invece si siede in <em>riva alla sedia</em> indica <em>disagio. </em>Chi, ancora, accavalla le gambe e <em>dondola un piede </em> “dice” che vorrebbe essere da un’altra parte invece di essere lì; se in questa posizione ti mostra il <em>lato esterno della coscia</em> indica segno di chiusura, viceversa, se ti mostra <em>l’intreccio delle gambe </em>il segnale è di accoglienza.</p>
<p>Questi sono alcuni dei segnali che il nostro corpo manda a nostra insaputa e che se impariamo a leggerli, ci danno un buon aiuto. In che modo? Facciamo un esempio. Supponiamo che stai colloquiando con una persona alla quale devi formulare una richiesta: è importante che questa sia ben disposta nei tuoi confronti per avere più chances a ricevere un sì. Quindi osserva come si posiziona e se vedi che è in “chiusura” divaga fino a scoprire quale argomento gli faccia cambiare posizione.</p>
<p>Lo so cosa stai pensando: “Come faccio a indovinare l’argomento se non ho confidenza con questa persona, non la conosco che di vista!” Non importa. Se sei nel suo ufficio, basta un’occhiata intorno. Ci sarà una qualche foto, un oggetto personale, un giornale al quale puoi attaccarti per rompere il ghiaccio in maniera informale. Che ne so, una foto della famiglia, dei figli “Bella famiglia! Vedo che anche lei ha dei figli, anche io ne ho … una gran gioia, anche se condita con un po’ di grattacapi!&#8221;. Se invece non ne hai, potresti chiederglichiedergli come ci si sente ad essere genitori perchè anche a te un domani  piacerebbe avere dei figli.  Insomma falle un <strong>complimento sincero<em> </em></strong>e vedrai come per magia cambierà posizione.</p>
<p>Oppure ha un oggetto di un suo sport preferito, se lo conosci sicuramente saprai come aprire il discorso, se invece non ne sai nulla, potresti esordire così: “Ah! Lei è un tifoso ( di squadre) o amante (di caccia, pesca associazione culturale ecc), mi sarebbe piaciuto saperne di più… deve essere un’attività interessante…un hobby gratificante..” e via così a seconda di cosa si tratta. Vedrai che questo permettergli di parlare di qualcosa che lo affascina, gli farà cambiare postura.</p>
<p>Una volta ottenuta la posizione di apertura, puoi virare verso la tua richiesta e vedrai che l’approccio sarà ottimo,  sul cordiale e molto probabilmente riuscirai ad arrivare al tuo obiettivo.</p>
<p>Il tenere presente,  cioè <em>divenire consapevoli</em>, di queste posture, lette comunque sempre nel contesto, ci aiuta a stabilire <strong>empatia</strong> col nostro interlocutore. Questa deve essere intesa ovviamente il più eticamente possibile, anche perchè se non viene prodotta con questo criterio non si avranno risultati.</p>
<p>Il comunicare sulla &#8220;stessa onda&#8221; facilita lo scambio di idee e contenuti.</p>
<p>Quando, al contrario, non riusciamo a sintonizzarci con gli altri, a domande seguono risposte inadeguate, vuol dire che ci è sfuggito qualche piccolo dettaglio.</p>
<p>Per oggi mi fermo qui, nel prossimo post dedicato, ti parlerò del linguaggio verbale e tireremo le conclusioni.</p>
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