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Come proiettarsi nel futuro mentre il tempo sembra essersi fermato

Lo sentivo nell’aria, lo avvertivo nell’immobilità delle cose, come  prima di un temporale: il vento smette di soffiare, gli uccellini  tacciono, non si muove una foglia e all’improvviso l’acqua scroscia pesante, gelida dal cielo colpendo con le sue gocce ogni cosa.

Così era con mia madre quando si arrabbiava per un nonnulla. Quando avevo 9 anni lei, con un qualsiasi pretesto si avventava su di me come un animale ferito e mi colpiva, mi colpiva ancora con sempre più forza. Io mi rannicchiavo in un angolo, coprendomi il capo alla bell’e meglio con le braccia. Non piangevo, respiravo piccolissimi sorsi d’aria, mentre sentivo I suoi pugni tempestare sul mio corpo, ma quante mani aveva? mi sembravano mille.

Le prime volte ero come paralizzata dalla paura e restavo anche raggomitolata dopo che aveva smesso di colpirmi. Solo ai suoi ordini secchi mi alzavo di scatto ignorando il dolore diffuso e, una testa basta, mi presentavo a Lei nell’inccertezza di buscarne ancora.

E’ stato in quei momenti che ho imparato a “traslare”

Era tutto così tremendamente duro da sopportare, così immenso da incamerare per me piccola bambina disarmata sotto ongi punto di vista, che per forza mi son dovuta Inventare qualcosa per superare quei momenti terribili.

Alle prime avvisaglie di turbolenza, cominciavo uno preparami psicologicamente, e mi dicevo “Coraggio, quando comincerai a colpirmi, picchierai il mio corpo, ma non la vera me. Io non sentirò nulla perchè col pensiero mi trasporterò nel momento in cui sarà tutto finito, passato “.

E facevo così, sotto le sue battute, il mio copro era lì, ma la mia testa, i miei pensieri vivevano già nel momento in cui tutto era  già finito.

Crescendo ho imparato uno guardare oltre. Pensavo che, quando finalmente sarei diventata grande, avrei potuto dirle “BASTA”, mi proiettavo già nel mio futuro di maggiorenne in cui avrei potuto tenerle testa. Mi immaginavo la scena in cui lei alzava il pugno per picchiarmi e io, in piedi di fronte a lei, le fermavo il braccio mentre avrei pronunciato questa frase. “Adesso basta, mamma, non sono più una bambina, ora te lo posso dire: non picchiarmi mai più” e riuscivo a tenere il mio sguardo dritto nel suo. Immaginavo ancora la sua reazione, alla sensazione di percepire nella mia mano che bloccava il suo braccio, il diminuire della sua intenzione  fino al cedimento e all’abbassamento del pugno.

Purtroppo lei è morta prima che io compissi i 18 anni, a causa di un cancro. Ma Il fatto di aver usato quella strategia di “traslazione”, passami Il termine, mi ha permesso di non soccombere sia emotivamente,  sia fisicamente , di trovare la forza di stringere i denti e superare il momento cruciale che aveva sì un inizio, ma anche una fine.

Ecco il segreto: propiettarsi nei momenti postumi, a quando tutto sarà di nuovo sereno.

Anche la prima volta che ho partorito ero un pò ansiosa, ma sapevo che nessuno poteva sostituirmi, che toccava a me, e allora mi immedesimavo nel momento in cui avrei avuto finalmente la mia bambina tra le braccia, molta così ho superato il momento più con energia e partecipazione in attesa del risultato finale.

La seconda volta, memore della prima, sapevo già a cosa andavo incontro, ma forte della  gioia che ho provato oltre alla mia immaginazione, quando ho stretto al petto la primogenita, conoscevo già anche l’alto livello di felicità cui stavo andando incontro e che era lì ad aspettarmi per invadermi il cuore, nel momento del travaglio pensavo che a ogni dolore veniva fatto un passo in avanti verso il suo raggiungimento.

Perché, in definitiva, il tempo, il suo trascorrere, è cadenzato dal suo ritmo (tic-tac-tic-tac-tic-tac), siamo noi che ne distorciamo la percezione. Quando infatti siamo impegnati in qualcosa di piacevole, sembra che voli, al contrario, quando stiamo vivendo dei momenti di sofferenza, sembra che non passi mai,  sembra che un minuto duri un’eternità.

Quindi, quando hai già sperimentato una volta che la momentanea sofferenza è l’ultimo scalino che i divide dalla tua meta,  qualunque essa sia,  lo  farai con slancio  e vedrai che  il tempo  continuera  a scorrere col ritmo di sempre.

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