Stress: una parola, tante parole: silenzio.
Raramente guardo la tv, ma ieri sera, mentre attraversavo la mia grande cucina, lo schermo ha catturato prima il mio udito e di conseguenza anche il mio sguardo.
Non so che film fosse, fatto sta che si stava svolgendo una una lotta all’ultimo sangue fra due tipi che si colpivano con una forza inaudita circondati da numerosi spettatori che urlavano, incitavano, gridando suggerivano mosse. Più venivano incitati, più diventavano cruenti. Mi si è accesa una lampadina!
Non ho capito il contesto della scena, ma quello che mi è arrivato al cervello è stato che questi due personaggi si caricavano di rabbia e aggressività sotto l’influsso delle tante parole che venivano gridate dal pubblico. Alla fine della dello scontro, quello rimasto in piedi, non ostante i colpi e le ferite incassate, invece di apparire stanco, dava tutta l’aria di essere pronto per stenderne un’altro.
Allora ho pensato: “E se facessimo il contrario?” Adesso mi spiego.
Cosa, o per meglio dire, come pensiamo quando c’è una preoccupazione che ci attanaglia? Cominciamo a rimurginarci su, e più ci concentriamo su di essa, più sembra insormontabile, poi, come se non bastasse, ecco che da un lato della prima, ne spunta una seconda, .. e poi una terza… una quarta: collassiamo sulla poltrona oppressi dal peso in mezzo al petto.
SIAMO STRESSATI!
Questo stato d’animo ne racchiude altri, ovviamente negativi, come la rabbia, la frustrazione, l’inadeguatezza, la ribellione, l’impotenza e chi più ne ha più ne metta. Appunto come i due lottatori venivano infuocati dai presenti, noi ci autocombustiamo fomentando questo crescendo negativo: è uno scontro con noi stessi in cui non usciremo vincitori se alimentiamo il fuoco che ci arrostisce.
Ripeto, e se facessimo il contrario? e cioè scomponessimo il rogo in tante piccole candele? sarebbe più facile spegnere la fiamma.
Non mi guardare strano, ora ti spiego.
Se noi ci occupassimo di una situazione alla volta, invece di raggrupparle nel “bollettino dello stress”, e la deframmentassimo in sottocategorie, ci sentiremmo subito più sollevati.
Vediamo come fare in pratica con “rabbia”, per esempio.
Rabbia
collera
sdegno
stizza
irritazione
disappunto
fastidio
Non credi che la percezione di queste diminuzioni fungano un pò da estintore? Il battito rallenta, si normalizza la respirazione, si dirada “il fumo”, la tensione si abbassa e siamo quasi neutri: è quasi silenzio ci possiamo rilassare.
Cosa intendi tu per RILASSAMENTO?
Rilassati, non ti faccio faticare, ti metto anche la definizione di RILASSARE: 1) allentare, distendere, specialmente una tensione fisica (rilassare i nervi, i muscoli), rendere meno rigido, duro, stretto. 2) rilasciare distendersi, sollevarsi fisicamente e spiritualmente. 3) infiacchirsi, scadere (es la moralità si sta rilassando).
Adesso possiamo monitorarne la gestione.
La forza del rilassamento sta nelle parole che ci diciamo, nel modo che ce le diciamo perché sono queste che modificano il nostro stato d’animo.
Ti voglio raccontare una storia che hanno raccontato a me e che mi è piaciuta un sacco.
Un giorno un gruppo di rane se ne andavano a zonzo per una radura. Ad un certo punto, un gruppo si stacca da quello principale credendo che nella buca poco distante ci fosse un pò d’acqua. Alcune di esse partono con un tale slancio da finire con due salti sul fondo della fossa: l’acqua non c’era.
Deluse, vogliono uscire, ma… il bordo è troppo alto. Cominciano a saltare come forsennate. Il resto del gruppo intanto si era avvicinato al bordo dell’incavo con molta attenzione per non scivolare a loro volta. Vedendo le compagne saltare come disperate, cominciano ad urlare “Rassegnatevi, non ne uscirete vive. Non ce la farete mai e noi non possiamo aiutarvi. Morirete nel buco”
Le rane nella fossa smisero di saltare, e si rassegnarono a morire lì. Ma ce ne era una che, guardando le altre rane sul bordo, decise di raccogliere tutte le sue ultime forze per spiccare un altro salto e….OPLA’ riuscì a salvarsi. Le compagne rimaste fuori continuavano ad agitarsi, così lei gli si avvicinò e cominciò a ringraziarle una per una. Una le domandò ” Perché non ti sei rassegnata come le altre??!?!?! non hai sentito cosa dicevamo???” e mentre parlava la guardava con occhi quasi spazientiti. Al che, anche le altre cominciarono a recriminare, lasciando la rana che si era salvata interdetta che a sua volta rispose ” Io non ho capito cosa dicevate, sono un pò sorda, ma vi ho visto così agitate e pensavo che ci steste incitando, spingendoci a non mollare … è per questo che sono riuscita a racimolare le forze e concentrarle nell’ultimo salto …”. Silenzio.